Salario minimo per i lavoratori, ma non per tutti

Mi si chiede cosa ne penso della proposta, vissuta in modo controverso dalle varie parti in causa, inerente all’introduzione dell’obbligo di devolvere ad ogni lavoratore, qualunque sia in ogni campo la mansione che è chiamato svolgere, un salario minimo, che cioè per legge non potrà essere più basso della quota oraria stabilita.

In poche parole rispondo che mi va anche bene, perché penso che nelle intenzioni di chi lo sostiene probabilmente c’è la voglia di porre un argine alle sistematiche ingiustizie di cui è costellato il lavoro dipendente dentro il sistema capitalistico da cui siamo, ahimé, afflitti.

Salario minimo non è la soluzione per lo sfruttamento e per il lavoro nero

Al contempo mi trova però indifferente perché, a ragion veduta, nutro la convinzione che non risolverà i problemi che vorrebbe, né riuscirà a porre un serio argine, per esempio, alla criminale sistematica disposizione di sfruttare all’inverosimile i “poveri cristi” costretti ai lavori più umili e faticosi, i quali oggi più che mai continuano ad essere schiavizzati, maltrattati, umiliati in modo oltremodo degradante da una numerosa schiera di padroncini piccoli e medi, cui sembra interessare soltanto aumentare il proprio utile “sulla pelle”, meglio dire “sulla schiena”, dei più umili e indifesi.

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I lavoratori atipici

Ma sono pure convinto che non riuscirà a risolvere, se non in minima parte, tutte le problematiche complesse e intricate di quell’insieme di lavori, come per i dipendenti di Amazon sottoposti a contratti a tempo determinato e in condizioni di lavoro capestro, o i rider che lavorano a cottimo sottoposti a ricatti mal accettabili, o ancor di più i tantissimi lavori in nero non riconosciuti e mal pagati. Soprattutto nel nostro “bel paese” si è da tempo fortificata e diffusa una selva completamente fuori controllo, che parafrasando Dante definiremmo selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinnova la paura, di asservimento delle condizioni di lavoro a logiche di mero sfruttamento disumano, dentro la quale pascolano avidamente e senza alcuna trasparenza personaggi più o meno oscuri e più o meno malavitosi.

Non si vuole eliminare caporalato e sfruttamento

Il perché ciò sia successo e continui a succedere a noi, “poveri comuni mortali”, non è dato sapere. Ma non può che essere frutto di connivenze e scambi d’interessi più o meno particolari e troppo poco leciti. Un climax poco raccomandabile che definirei degenerato, il quale attraverso una serie di molteplici e ampie complicità di vario tipo permette che ciò succeda e continui a succedere. “Di riffe o di raffe” è un giro che rimane indisturbato, neanche tanto occulto, libero di esprimersi in tutta la sua nefandezza e profonda ingiustizia. Anche se non sono in grado di spiegare tecnicamente il perché, non si spiega perché non vengano scoperte e interrotte, punendo di conseguenza i nefandi responsabili, molte cose del tipo sopra commentato che di fatto avvengono alla luce del sole. Tutto continua imperterrito e tranquillamente.

Salario minimo, per tutti?

Sono perciò arciconvinto che, anche se verrà imposto per legge un “salario minimo”, difficilmente sarà nei fatti rispettato e, soprattutto, non sarà minimamente in grado di scalfire la selva oscura del brutale super-sfruttamento in atto di cui sopra ho parlato. Provvedimento in realtà troppo debole e controverso.

Se poi i fatti dovessero smentirmi sarei ben felice di ammettere il mio attuale errore di valutazione.

Anarchico, collaboratore di «A rivista anarchica» e diverse altre pubblicazioni anarchiche e libertarie. Autore di vari saggi, tra cui La nuova sovversione ovvero La rivoluzione delegittimante (Edizioni Archivio Famiglia Berneri 1985), Tra ordine e caos (Matzneller edition, Bolzano 1998), Per un nuovo umanesimo anarchico (Zero in condotta, Milano 2009), Quando ero la dada coi baffi (La Fiaccola, Ragusa 2011), sulla sua esperienza d’insegnante del la primissima infanzia e l'ultimo Anarchismo in divenire (La Fiaccola, Ragusa 2019). Ha inoltre curato la pubblicazione degli atti del convegno Educazione e libertà, svoltosi a Castel Bolognese il 22 ottobre 2017 (La Fiacco la, Ragusa giugno 2018), come pure degli atti di Educazione Arte Anarchia, successivo convegno svoltosi il 18 maggio 2019 sempre a Castel Bolognese (La Fiaccola, Ragusa febbraio 2021).

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