Scenica Festival vista con gli occhi della prima volta all’interno di un meraviglioso ingranaggio durato ben 18 anni

Scenica Festival nasce come momento intenso di proposta artistica, culturale e formativa, esplorazione tra le arti, spazio di scambio e confronto, laboratorio di idee ed esperienze. Nato nel 2009 come un piccolo esperimento, il festival è oggi un importante evento che con coraggio porta in Sicilia compagnie innovative provenienti da tutta Europa.Circo, teatro, musica, danza, performance, laboratori: Scenica è un contenitore dai molteplici aspetti e attento ai diversi linguaggi della scena contemporanea. Dal 2009 ad oggi Scenica è cresciuto in numero di spettacoli, in pubblico e in qualità della proposta, tentando sempre di sorprendere e sorprendersi. Il festival è sostenuto dal Comune di Vittoria, dal Libero Consorzio Comunale di Ragusa, dall’Assessorato al turismo, sport e spettacolo della Regione Siciliana, dal Ministero della Cultura. La sezione Raccordi, nata nel 2023, è sostenuta da 8×1000 della Chiesa Valdese e dai Progetti.

Racconto immaginario immerso nella realtà

“Siamo lontani da tutto. Siamo la periferia di un’isola ai confini dell’Europa. Arrivare a Vittoria non è facile: i collegamenti con le grandi città sono cantieri, l’aeroporto più vicino a noi funziona a singhiozzo.  I viaggi delle compagnie internazionali a Scenica sono molto costosi. La nostra isola dimenticata dalle istituzioni Regionali, locali e nazionali, e dalle realtà locali. Però succede, ogni anno, che il festival prende forma. Artisti da tutta Europa giungono a Vittoria (Sicilia – Ragusa) con il loro carico di bellezza. Le persone si muovono per raggiungerci, gente che per lavoro o studio vive da altre parti si organizza per esserci, spettatori da tutta la regione – ormai possiamo dirlo – abitano la nostra città per vivere il festival” continua il direttore artistico Andrea Burrafato. Scenica Festival è un festival nato dal basso dove pian piano i miei amici hanno fatto passi da gigante facendosi spazio in una realtà difficile che è quella della provincia del Sud Italia. Il mondo intorno a noi appare sempre più fragile e vulnerabile. Inizio a presentare la bellezza degli spettacoli presentati in questa diciottesima edizione.

Pre Scenica

Alessandro Nobile conduction

Riccardo Gerbino percussioni – tabla

Faisal Taher voce

Veronica Racito voce

Veronica Caggia fisarmonica

Giuseppe Guglielmino basso

Carolina Nicosia percussioni

Claudia Privitello pianoforte

Mariachiara Massimini chitarra, voce

Mariacarla Vicinanza violino

Turi Di Natale chitarra – oud

Andrea Chessari tamburi a cornice

Benedetto Gulino elettronica

Sebastiano Salafia oud – saz

Marco Curciullo chitarra elettrica

Il 4e33 Creative Ensemble è un laboratorio di improvvisazione e composizione musicale estemporaneo che sotto la conduzione di Alessandro Nobile, lavora insieme in un ambiente di apprendimento e sperimentazione. Con due ospiti d’eccezione, Riccardo Gerbino e Faisal Taher, presenterà al pubblico un live che è un’esperienza immersiva, un’esplorazione condivisa delle possibilità sonore, improvvisative e di comunicazione tra strumenti diversi, integrando elettroacustica e voci. Si eseguiranno improvvisazioni e brani originali di Alessandro Nobile.

BIO Alessandro Nobile, contrabbassista e compositore. Inizia lo studio del pianoforte da giovanissimo e del basso elettrico per poi passare al contrabbasso, strumento col quale si diploma al conservatorio “A. Corelli” di Messina. In seguito frequenta il Biennio di Jazz nello stesso conservatorio dove si laurea con la tesi “Segnali sonori e gestuali nel jazz” con il massimo dei voti e la lode. Ha frequentato i seminari estivi di “Siena Jazz” e studiato con Salvatore Bonafede, Pietro Leveratto e Paolo Sorge. Collabora come musicista e compositore con diversi progetti musicali e, come direttore artistico dell’Associazione 4e33, promuove attivamente progetti culturali e festival (Oltremente, Sporae, Casmene Fest).

BIO: Faisal Taher, nato a Yabad (Palestina) nel ’59, si è trasferito in Italia nel 1986.E’ stato voce solista dei Kunsertu e, successivamente, dei Dounia, con cui ha inciso due cd pubblicati da “Il Manifesto”. Ha collaborato dal vivo e in studio con Moni Ovadia, Fiorella Mannoia, Paolo Bonvino, Paolo Fresu, Trancendental, Dissoi Logoi, Al Qantarah, Cecilia Pitino, Tri Muzike, Canto Discanto, Dodi Moscati, Roy Paci, Sancto Ianne, Terrasonora, e molti altri. Riccardo Gerbino, nato a Catania nel ‘65, si è diplomato in Tradizioni Musicali Extraeuropee a indirizzo Indologico al Conservatorio A. Pedrollo di Vicenza, ha studiato percussioni latine con Rosario Jermano e percussioni arabe con Mohamed Fares. Continua ad approfondire lo studio del tablā con Pandit Sankha Chatterjee e Sri Amit Chatterjee. Pubblica “Il libro del tablā” (Quarantanove Edizioni, 2019) dedicato allo strumento a percussione più popolare dell’India.Ha partecipando a numerosi festival in Italia e all’estero e ha collaborato in studio e dal vivo con: Luiza Brina, Mannarino, Eyal Maoz, Gianni Gebbia, Enzo Rao, Marta Collica, Hugo Race, Amato Jazz Trio, Cecilia Pitino, Carlo Muratori, Juri Camisasca, Carmen Consoli, Brando, Rita Pavone, Paolo Buonvino, e molti altri.

Si aprono le danze

Rusty Brass al mercatino del sabato porta un pezzetto di Scenica letteralmente in mezzo alla gente. E c’è chi ha cantato con loro, chi ha improvvisato un ballo, chi ha detto che oggi verrà a vedere cosa succede, e anche domani, e fino al 31 Maggio se è veramente bello. Resistenza dal basso.

Shakespeare Buddies: quelli che non vogliono restare qui è il fine di un progetto realizzato dalla compagnia Anello Debole di Parma. 26 ragazze e ragazzi di scuole secondarie si sono dedicate all’arte fuori dalla scuola. Emozioni, volti, labbra screpolate, ragazzi giovani, una mostra che parla del basso dal basso, degli ultimi, degli emarginati. Le foto del siciliano Giorgio Salemini parlavano da sole. Gli sguardi dei ragazzi non avevano bisogno di parole. Solo attenzioni dal pubblico.

La mia prima volta come componente dello staff del Festival di Scenica è stato un tripudio floreale di emozioni, il mio essere spaesata all’interno della grande famiglia dove li conosci, li hai sempre ammirati da pubblico, li continui ad ammirare. Adesso sei tu che fai parte di questo ingranaggio, sei dall’altra parte della barricata, il tutto fare.

Lo spettacolo Prometeo è tratto dal “Prometeo incatenato” di Eschilo con regia di Gabriele Vacis. Avendo dato il mio contributo lavorativo, ho avuto l’onore di cenare nella mensa insieme agli artisti che hanno dato vita a Prometeo.  Compagnia PoEm regia di Gabriele Vacis. Scenofonia di Roberto Tarasco. Con Davide Antenucci, Andrea Caiazzo, Pietro Maccabei, Eva Meskhi, Erica Nava, Enrica Rebaudo, Edoardo Roti, Letizia Russo, Lorenzo Tombesi, Gabriele Valchera. Ragazzi giovanissimi con un Vacis sublime nel raccontare la Storia di Prometeo. Lo spettacolo La tragedia di Eschilo coglie il momento del conflitto tra Zeus e Prometeo, dopo che il figlio del titano ha protetto gli uomini, la sua creazione, dal dio capriccioso a cui gli uomini già non piacevano più, era geloso perché assomigliavano troppo agli dei. E come li protegge Prometeo? Donando loro il fuoco, cioè la tecnologia. Quando Zeus scopre che il suo amico gli ha rubato il fuoco per donarlo agli uomini si sente tradito e punisce Prometeo nel peggiore dei modi: lo spedisce ai confini del mondo, che per i greci era il Caucaso, e lo fa incatenare ad una rupe dove tutte le mattine un’aquila verrà a divorare il fegato che ogni notte gli ricresce. Nel tempo Prometeo è stato simbolo della ribellione. È un personaggio che i giovani amano perché, come loro, non riesce a contenere i suoi sentimenti e la sua forza dei recinti stabiliti dalle convenzioni, quindi la sfida all’autorità costituita è la sua condizione vitale. Poi Prometeo è anche l’archetipo della conoscenza tecnologica e scientifica liberata dalle catene della superstizione e dell’ignoranza. Come sempre nei classici è facile ritrovare situazioni e problemi di oggi. Si dice che i classici sono attuali. Ma più che altro sono contemporanei. Spesso usiamo attualità e contemporaneità come sinonimi, ma attualità è stare in un solo tempo: adesso. Contemporaneità è riuscire a comprendere tutti i tempi.

Ma Scenica ti sbatte in faccia la realtà di tutti i giorni soprattutto le tragedie umane.

Sutta a scupa

Uno spettacolo che racconta la vita di una sala d’attesa di un’azienda. Due amici disoccupati attendono, da oltre vent’anni, un colloquio di lavoro che potrebbe cambiare le loro vite. A stabilire tempi, possibilità, illusioni, c’è la Voce di un’entità simile ad un’Intelligenza Artificiale. Quelle di Giovanni e Vito sono esistenze ai margini di una società che nonostante le promesse ha prodotto stallo; così, loro ricordano per necessità, per sopravvivere […]

Questo non è Amore

Racconta di una pipa, del tabacco, un uomo seduto accanto ad un tavolo bastano per descrivere un momento di intimità. Il fumo sale lentamente mentre la mente torna ad una storia di persone e di pipe. Una storia parla di vizio e possesso. In questa opera di teatro degli oggetti, un uomo ripercorre le tappe di un viaggio per mare, una migrazione, i personaggi che l’hanno vissuta e le loro pipe: un capitano col la sua pipa di grano turco, un giovane migrante con una pipa radica, una donna che fumava una pipa bianca. Accecato dal fumo negli occhi, l’uomo narra l’illusione della storia di lei e di lui perché, come nel quadro di Magritte, “Questo non è amore”.

Ho tolto il badge ed ho preso il ruolo di pubblico, perché non ho voglia di girare col badge per intrufolarmi durante gli spettacoli. Voglio essere me stessa con tutte le mie emozioni a godermi lo spettacolo. Così è stato. L’ho rimesso solo per avvicinarmi all’attore volevo che sentisse in qualche modo la vicinanza di questo grande ingranaggio per dire ci sono anche io insieme a voi, anche se sono l’ultima ruota del carro all’interno dello staff. Gli dissi che mi ha commosso, la parte del naufragio in particolar modo e gli ho spiegato che sia Pozzallo sulla terra ferma che la Libia sono entrambi a due passi dalla mia terra. Il confine che ci separa con la Libia è il mare. Gli sbarchi li viviamo ogni giorno ormai assuefatti come con le guerre. Non diamo importanza ai numeri. Le persone non esistono. Il Mediterraneo un cimitero. Matteo Amoruso, l’attore di questo spettacolo è riuscito ad unire la pericolosità del tabacco che uccide con gli sbarchi e noi essendo un’isola la viviamo diversamente rispetto ad un simpatico ignorante della penisola che “ridono della pipa che parla” parole tristi dette da Matteo.

Vincent Migliorisi è un autore siciliano testardo e sognatore. Polistrumentista, ha all’attivo più di 200 concerti in Italia e 2 album con la band etno-rock La Casbah e uno da solista, ”L’ultimo inverno”, con cui ha vinto il M.E.I. per il miglior demo strumentale nel 2002 e la Biennale di Napoli del 2005. Ha lavorato tra l’altro per il teatro con David Riondino e Envision Theatre, per la televisione con RaiTrade. Nel 2005 vince il Premio Musica Controcorrente per il migliore arrangiamento e a Dicembre dello stesso anno il suo ironico brano “Ho ucciso la Lecciso!” che anche lui ha ricordato l’ennesimo bracciante agricolo Bakari Sako, maliano di 35 anni ucciso lo stesso giorno di Peppino Impastato all’alba del 9 maggio. Dava fastidio al branco. Taranto il Sud. Ancora una volta la periferia d’Europa. Quella stessa periferia il quale non mi sento di appartenere.

Port – a – Faux, in collaborazione con Pro Helvetia (che finalmente dopo mancanze di fondi e viaggi della speranza non realizzati il matrimonio con questa associazione è stata fatta – abitare sopra un’isola è meraviglioso ma ha più contro che pro) con sede a Zurigo è un’organizzazione che sostiene operatrici e operatori artistici e culturali della Svizzera e promuovono i loro progetti in Svizzera e nel mondo, pertanto promuovono anche lo scambio culturale internazionale e forniscono impulsi culturali e tematici. È un’opera contemporanea per due clown, un musicista e parecchie porte. Un’ora eccentrica, in bilico tra il circo, il teatro e la musica dal vivo, un assurdo viaggio in precario equilibrio sotto un chapiteau circolare bianco. Uno spettacolo comico, clownesco, che si diffonde tra il pubblico con un tocco di poesia e di genialità.

Prosegue lo stesso giorno HANG UP con il duo Les Diptik sempre in collaborazione con Pro Helvezia. Darlic e Dangle aspettano appesi ai loro cappotti. Sospesi fuori dal tempo, in uno spazio chiamato “Stazione di mezzo”, pazientano. Un vecchio altoparlante ricorda loro che sono in attesa di reincarnazione. Garlic, piccolo concentrato di tenerezza, impaziente e ribelle, sogna sogna di reincarnarsi in un albero…

Ed infine La Sparanoia – atto unico senza feriti gravi purtroppo della compagnia Fettarappa/Guerrieri. Uno spettacolo dolce amaro, più amaro che dolce, che racconta la generazione dopo la mia. Non ci sono buone notizie. La Sinistra è defunta ed è meglio così. I giovani, addomesticati, non trovano più il piacere di delinquere, vivono a casa, perimetrati da un metro quadro e con l’ossessione dei lavaggi delicati. Il compagno Niccolò si innamora di colonnelli e programma organismi in caserma. La Sparanoia è il grido perforante che muore in gola, è il pianto dei serial killer narcolettici e dei bolscevichi da divano. Il pugno chiuso i fumogeni, “HANNO STATO GLI ANARCHICI BOLSCEVICHI” (tuonano i mass media con ignoranza dilagante a seguito per la NON conoscenza né dell’anarchia e manco dei bolscevichi) il sogno della rivoluzione da divano. Se non ci sono riusciti la vecchia generazione prima della nostra, pensate se ci riusciamo noi poveri deficienti komunisti nati l’altro ieri. “DIO CI VEDE (fare cose strane) STALIN NO”

In “La Sparanoia” mi ci sono ritrovata essendo attivista. Si, l’uomo in divisa l’ho incontrato mi hanno indentificato, ma no l’amore con la divisa non l’ho fatto. Come il mondo descritto negli altri scritti non mi rappresenta, non mi rappresenta neanche il mondo della divisa. Sono sentimentalmente anarchica ma rispetto la società e le sue regole, mi ribello con la scrittura. Scrivo per non morire dentro. Scrivo per liberare me stessa dalla società in cui vivo. Sono χάρις γραφή e non faccio mai male a nessuno. Sono infelice, come voi. Non ho i contatti giusti per organizzare un attentato, per questo scrivo. La scrittura è un ripiego. Non ho le competenze per fare la criminale, perché non organizzo seminari di delinquenza creativa e politica. Non ho il porto d’armi. Vivo ancora con i genitori. Tranquilli, sono una deficiente.

William Shakespeare’s half time job

Spettacolo per 1 spettatore alla volta, durata 15 minuti

Lettura performativa dei tarocchi liberamente ispirato all’opera di William Shakespeare di e con Marco Di Costanzo

Suono Andrea Pistolesi

Costumi Laura Dondoli

produzione Teatro dell’Elce

Uno spazio raccolto, un bardo con un mazzo di tarocchi. L’accesso è consentito a una persona alla volta con una sola precisa domanda. La risposta è una lettura delle carte ispirata all’immaginario di William Shakespeare. “William Shakespeare’s half time job” è un’immersione nell’opera dell’autore inglese attraverso una forma scenica fedele ai testi e allo stesso tempo contemporanea. La parola di Shakespeare è svincolata dalle trame per privilegiarne l’aspetto filosofico, immaginifico, etico-morale: lo sguardo dell’autore è impiegato in una lettura dei tarocchi, veicolato con un linguaggio apparentemente spontaneo, ma nutrito di immagini e aneddoti tratti dai suoi testi. La mia prima esperienza coi tarocchi. Finalmente sono riuscita ad entrare per farmi leggere i tarocchi. Ero seduta sul bordo della sedia come se fossi in procinto a fare qualcosa che prima non avevo mai fatto. Difatti la cosa strana è stata che prima MI HA fatto parlare, raccontandogli un po’ della mia vita ma ho detto queste esatte parole: “Sono capace di raccontarti la mia vita a chiunque abbia voglia di ascoltarmi e ovviamente dipende anche dal contesto dove ci troviamo. Non ho freni inibitori. E questo non so se sia un bene o un male”. Lui mi guarda sorpreso dopo queste mie parole. Difatti ha aggiunto parole di complimenti del tipo non sono come te di pensiero sopraffino, sono un umile attore” o qualcosa del genere quasi mi stavo commuovendo, poi dovevo chiedergli una domanda che non sia domanda di un futuro prossimo ma che sia concreta.

Gli domandai se la scrittura può continuare a fare parte della mia vita. Mi ha detto di sì e togli la paura.. eh non è facile!! (Mala tempora currunt) vi chiederete eh ma quali carte ti sono uscite?? Dopo un accurato rimescolamento, le ho stese sul tavolo ne dovevo scegliere tre e senza vederle, metterle al centro. Poi le ho girate e la sorpresa: il Giudizio il Mago e l’Imperatrice fortunatamente le ho chieste durante la cena perché ricordavo solo l’imperatrice, le altre le avevo dimenticate. A fine di questa esperienza mi ha dato un biglietto di cartoncino con scritto da un lato Lady Macbeth e dall’altro “hai paura di mostrarti nell’atto e nel valore quale sei nel desiderio?” W. Shakespeare, Macbeth. Io ad un certo punto ho appoggiato la schiena sulla sedia dicendogli: “meglio di uno psicologo” e giù con le risate. E lì ho capito che ci sono state persone prima di te che hanno provato le tue stesse emozioni in epoche e situazioni diverse. Quando la “seduta” è finita l’attore mi disse: “Come un soffio puoi uscire”

Guida pratica a quel che mi è uscito e il significato delle carte:

L’Imperatrice nei tarocchi in amore simboleggia abbondanza, fertilità, passione e realizzazione dei desideri. Rappresenta un momento di grande pienezza emotiva e sentimentale, in cui i sentimenti sono ricambiati e le relazioni prosperano.

Il Mago rappresenta il potere personale la concentrazione e il libero arbitrio.

Il Giudizio simboleggia un momento di risveglio, rinascita e resa dei conti interiore. Rappresenta una chiamata al cambiamento, la liberazione da vecchi schemi e la necessità di valutare le proprie azioni con onestà per compiere una vera evoluzione dei propri progetti

Laboratorio ragazzi 14-19

“Ho messo dentro 30 allievi e allieve tra i 14 e i 19 anni. Un testo tratto da LIKE ALCESTIS di Rosario Palazzolo. Una spolverata di 250gr di luci e suoni.” Così annuncia, l’amico e regista Peppe Macauda, per descrivere questo spettacolo. Esiste l’amore eterno?? L’amore degli adolescenti quello della discoteca o del banco di scuola è ben diverso dall’amore dei nostri nonni e dei nostri genitori o dei genitori separati. L’amore voluto, provato, sofferto, sognato, desiderato. L’amore che non arriva. Gli adolescenti e le adolescenti di questo laboratorio teatrale firmato Santa Briganti hanno riflettuto, dialogato, intrecciato scene e parole per dare alla luce uno spettacolo che ha emozionato il pubblico con standing ovation e qualche pianto di commozione.Purtroppo non ho potuto partecipare al laboratorio per via dell’età superata. Ma per me cos’è l’amore?? È quella cosa ancestrale dove anche un “hai mangiato” è amore. Un “come stai” è amore, ma se te lo chiede  un genitore è diverso se te lo chiede un amico/a. Quel filo sottile che può diventare un più ma che non è. I flirt amicali che sono il limbo di un precipizio pericoloso. “L’amore è quella cosa che tu sei da una parte, lui dall’altra, e gli sconosciuti si accorgono che vi amate. Chest’è”. Chest’è.

Eden: Scenografia, regia e interpretazione Arnaud Vidal et Alice Alban-Zapata. Suono e luci Arthur Pons Marionnette Arnaud Vidal, Raphaël Gromy, Tarik Essalhi e dell’ormai amica Alice Alban-Zapata Cabaret per una danzatrice, 9 marionette e 7 peccati capitali.7 peccati come storie che si susseguono senza legame tra loro, tranne forse che ognuna porta dentro di sé il desiderio di parlarti… di te. In uno splendido anfiteatro all’aperto, assistiamo a un susseguirsi di dipinti picareschi dove si mescolano danza, musica, marionette e maschere, dove una galleria di personaggi pittoreschi cerca di nasconderci le loro passioni segrete, futili, grottesche, ma profondamente umane… Come un meraviglioso piccolo cabaret del lato oscuro che tutti ci portiamo dentro.

Progetto Raccordi

Quest’anno nel programma di Raccordi erano presenti due nomi che per me sono stati molto importanti averli nella mia città e crescita personale. Alaa Faraji, Alessandra Sciurba e Antonio Mazzeo.

BIO:

ANTONIO MAZZEO: Giornalista attivista messinese no war membro dell’equipaggio di Handala imbarcazione Freedom Flotilla nel luglio 2025. Peace-researcher impegnato nei temi della pace, della militarizzazione, dell’ambiente, dei diritti umani, della lotta alle criminalità mafiose. Ha pubblicato alcuni saggi sui conflitti nell’area mediterranea, sulla violazione dei diritti umani e più recentemente un volume sugli interessi criminali per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina (“I Padrini del Ponte. Affari di mafia sullo stretto di Messina”, Edizioni Alegre, Roma). Ha ricevuto il “Premio G. Bassani – Italia Nostra 2010” per il giornalismo.

BIO

ALLA F. HAMAD ABDELKARIM: nato a Bengasi nel 1995, studiava ingegneria a Bengasi, nella Libia orientale, e sperava di diventare un calciatore professionista in Europa. In Libia era iniziata da quattro anni la guerra civile, scoppiata dopo la caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi. In quegli anni diversi ragazzi libici si imbarcarono in mare insieme a persone di moltissime altre nazionalità per cercare di raggiungere l’Italia.

Abdelkarim aveva 20 anni, quando riuscì a sbarcare a Catania. Oggi ne ha 30. Tutti questi anni li ha passati in un carcere a Palermo, con una condanna definitiva a trent’anni di reclusione per omicidio plurimo e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, in concorso con altri. La giustizia italiana lo ha ritenuto uno dei cosiddetti “scafisti” di un’imbarcazione che il 15 agosto del 2015 fu soccorsa al largo della Sicilia: sopra c’erano 362 persone migranti, 49 delle quali furono trovate morte nella stiva. Il 22 dicembre 2025 ha ricevuto la grazia dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella insieme ad altre quattro persone. Nel suo caso la grazia è soltanto parziale, perché estingue solo una parte della sua pena: in teoria gli rimangono da scontare ancora più di nove anni in carcere, ma considerando gli sconti di pena dovuti alla buona condotta sono circa cinque, ha detto la sua avvocata. Per un reato che lui sostiene di non avere commesso, e che secondo diversi esperti di migrazione non punisce davvero le persone che organizzano il traffico di esseri umani.

BIO

ALESSANDRA SCIURBA: palermitana, ex Presidente di Mediterranea Saving Humans, da molti anni si occupa di migrazioni, frontiere e diritti umani come ricercatrice, operatrice socio-legale, coordinatrice di progetti sul territorio siciliano e attivista. È ricercatrice in filosofia del diritto e coordinatrice dello sportello della CLEDU – Clinica Legale per i Diritti Umani presso l’Università di Palermo. Ha sviluppato progetti di ricerca e intervento sulla tratta delle donne migranti nel mercato del lavoro italiano. È stata consulente di ricerca per il Parlamento europeo e per il Consiglio d’Europa. È autrice di numerosi articoli scientifici e dei libri Campi di forza. Percorsi confinati di migranti in Europa (ombre corte, Verona 2009) e La cura servile, la cura che serve (Pacini Editore, Pisa 2015).

L’arrivo di Alaa Faraji e Alessandra Sciurba ex presidente di Mediterranea Saving Humans, la loro presentazione del libro “Perché ero ragazzo” edito da Sellerio, il suo racconto sono stati 100 pugni sulla pancia, 100 lacrime.

Io ed una mia amica abbiamo chiesto scusa ad Alaa per il comportamento ignobile dell’Italia nei suoi confronti. “No, non dovete chiedere scusa ragazze” ci ha detto Alaa. “Chiara sto bene, non piangere siete voi il motore. Grazie a voi che io sono qui, in semi libertà, il carcere mi ha educato”. Ascoltare queste parole non so se mi hanno sollevato o portato un senso di rabbia. La legge è uguale per tutti?

Semi libertà. Graziato da Mattarella solo per il 50% e non poteva fare altro per via dei cavilli ignobili e schifosi che la legge uguale per tutti poteva regalare. La legge uguale per tutti. La prima cosa che Alaa ha letto in italiano durante il suo processo. Parlavo con alcuni amici di tarocchi, dello spettacolo precedente, ed ho visto entrare al teatro Alaa ed Alessandra. L’ho accolto in teatro con un abbraccio, Alessandra credo non si aspettava una reazione così.

Non immaginavo mai e poi mai che Alaa ed Alessandra sarebbero venuti al teatro ad ascoltare “La zona blu” una compagnia teatrale la Kepler – 452 salita sulla Sea Watch che ne ha fatto uno spettacolo teatrale con altri 100 pugni sullo stomaco, anche perché è stato uno spettacolo molto forte per i deboli di animo. Io ed Alaa eravamo seduti vicini in platea.Ascoltavo ogni singolo movimento, ogni singolo respiro di Alaa nel frattempo che l’attore Nicola Borghesi raccontava magnificamente della sua esperienza sulla Sea Watch. I tedeschi, il cibo vegano. Sentimenti contrastanti tra pianto, sorrisi amari, sorrisi per liberare la commozione, il mio sguardo rivolto a terra. 100 lacrime. L’empatia verso Alaa era forte, ascoltavo in silenzio il suo respiro troncato da una disperazione interna difficile da mandare via. Era il suo passato. Ascoltavo ogni singolo movimento sulla poltroncina, le mani sul viso per non fare vedere le lacrime probabilmente, io non le vedevo. Lo “sentivo”. Vedere le immagini ed ascoltare il racconto, per lui non dev’essere stata una passeggiata. A fine spettacolo sono stata una delle poche ad alzarmi. Ho pianto. Sono crollata vicino ad Alaa, quest’uomo ne ha passate che noi tutti quelli che eravamo presenti al teatro non potevamo immaginare.  Alaa ed Alessandra mi hanno confortato: “Chiara non piangere, noi siamo vivi“. Altri 100 pugni sullo stomaco. Altre 100 lacrime. Ho abbracciato Alaa ed Alessandra. Non immaginavo la loro affettuosità. La parte più bella dell’umanità, quella che ti fa dire “continuo a fare l’attivista“. È proprio questo il prezzo che pago per il mio attivismo e volontariato. Finalmente arrivati a cena siamo saliti a mensa. L’umanità più varia e variegata non poteva esistere. Kenioti, gitani, siciliani, libici, palermitani, vittoriesi, emiliani. Tutti uguali, tutti seduti lungo le tavolate della mensa. Il sorriso timido del ragazzo keniota e il mio, i nostri occhi si sono incrociati. Un timido sorriso. Ero nella tavolata insieme ad Alaa, Alessandra, Nicola (Boccheri) Francesca (Baccolini) e Tiziano Ruggia dall’Emilia Romagna.

Ho ancora i brividi, nel ricordare tutto il giorno dopo, nel scriverne il giorno dopo. Alaa e il suo “Chiara non piangere, io ed Alessandra siamo vivi”, il suo respiro affannato, Antonio Mazzeo e il dopo l’arresto della maledetta IDF, Nicola, Francesca, Fusaifusa, gli amici, lo sconforto, il coraggio, il pianto, la Resistenza nel più profondo Sud dimenticato da tutti e la mia isola militarizzata. Durante il festival non ho mollato un attimo il mio attivismo, Scenica Festival mi ha fatto sognare ma allo stesso tempo emozionare. La mia mente era libera e libertaria.

Conoscenze, emozioni, libertari pensieri e libertarie chiacchierate insieme a generazioni diverse e contrastanti che porterò dentro per un bel po’. Probabilmente fino al 19mo Festival, pronta e carica per le nuove conoscenze e già saprò cosa mi aspetterà. La festa finale in una Villa, dove ci siamo rilassati, fatto il bagno in piscina, cantato, suonato tamburi a cornice accompagnata dalla fisarmonica e dalla vice di Alice, io ho suonato il tamburo a cornice, gli unici artisti rimasti erano i gitani francesi che hanno portato al Festival il loro spettacolo itinerante Eden.

Era tardi, eravamo molto stanchi, ma loro volevano continuare a fare festa, Alice Zapata (la ballerina di Eden) che mi richiamava perché voleva che cantassi con lei El Pueblo Unido jamas serà vencido, Bella Ciao (Bedda Ciao) e Ah che sarà che sarà in doppia lingua francese e italiano cantata da me e il suo compagno che ci ha accompagnato con la chitarra. Alice persona splendida e mamma adorabile di un figlio nato 5 anni fa il 25 Dicembre, Pablo per la zia χάρις γραφή Pablito. Scriverei ancora, ma non voglio annoiarvi più. Ragazzi grazie di tutto vi voglio bene, al prossimo Scenica, alla prossima esperienza da volontaria “staff”. Non vedo l’ora.

“Il mondo intorno a noi appare sempre più fragile e vulnerabile. La terra frana, il mare si gonfia, le certezze si infrangono, le case bruciano. Spesso, impotenti, restiamo a guardare. Ci aggrappiamo a quanto di buono riusciamo a scorgere. A volte alziamo la testa e protestiamo mentre il flusso delle cose ci porta altrove. Cambiare rotta ci sembra impossibile, in verità è utopico: occorre tempo, volontà e ostinazione per realizzarsi. Così, mentre anche gli spazi di cultura sembrano svuotati delle loro funzioni e numeri e nomi prendono il posto di cura e visioni, a noi piace restare affezionati a poche parole: restare, immaginare, inseguire l’utopia, assumere il rischio, Resistere.” (Direttore Artistico Andrea Burrafato)

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Mi chiamo Chiara, sono figlia del Sud Est della Sicilia. Iscritta all'associazione più anziana d'Italia, l'ANPI per una questione di famiglia e dopo di attivismo dal 2018 dove inizia anche la mia passione per la scrittura. Mi diletto in un coro di canti del Sud Italia e del Mondo. Mi definisco "ricercatrice di anarchia" per descrivere il mio pensiero. Scrivo cose su Magozine.

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