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La Repubblica italiana nasce nel 1946, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, la caduta del fascismo e la conclusione della Resistenza.
Da allora l’Italia ha attraversato ricostruzione, Guerra fredda, miracolo economico, migrazioni interne, grandi conflitti sindacali e studenteschi, terrorismo, trasformazioni del sistema politico, integrazione europea, crisi economiche e profondi cambiamenti sociali.
Comprendere la storia della Repubblica significa quindi seguire non soltanto presidenti, governi ed elezioni, ma anche il modo in cui sono cambiati lavoro, società, diritti, partecipazione politica, rapporti internazionali e memoria del Novecento.
Questo percorso parte dal referendum del 2 giugno 1946 e arriva all’Italia contemporanea, collegando gli eventi principali agli approfondimenti già presenti nell’archivio di Magozine.
2 giugno 1946: nasce la Repubblica italiana
Il 2 giugno 1946 gli italiani furono chiamati a scegliere attraverso un referendum tra monarchia e repubblica.
La Repubblica ottenne 12.718.641 voti, contro i 10.718.502 della monarchia. Nello stesso giorno vennero eletti i membri dell’Assemblea Costituente incaricata di elaborare la nuova Costituzione. Fu inoltre una consultazione storica per la partecipazione femminile: le donne, alle quali era stato riconosciuto il diritto di voto nel 1945, parteciparono alle elezioni nazionali insieme agli uomini.
Il passaggio alla Repubblica non cancellava però automaticamente i problemi lasciati dal ventennio fascista e dalla guerra.
L’Italia usciva dal conflitto con città bombardate, infrastrutture danneggiate, forti difficoltà economiche, milioni di persone coinvolte direttamente o indirettamente nella guerra e una società politicamente divisa.
Alle spalle della nuova Repubblica vi erano inoltre la dittatura fascista, l’occupazione tedesca e la guerra combattuta tra il 1943 e il 1945.
Per questo la nascita della Repubblica va letta insieme ai percorsi dedicati al fascismo italiano, all’antifascismo e alla Resistenza italiana.
L’Assemblea Costituente e la Costituzione
L’Assemblea Costituente eletta nel giugno 1946 riuniva forze politiche molto differenti tra loro.
Tra i protagonisti della nuova fase repubblicana vi erano i grandi partiti di massa che avevano partecipato alla lotta politica antifascista e, in forme diverse, alla Resistenza: Democrazia Cristiana, Partito Socialista e Partito Comunista, accanto a liberali, repubblicani e altre formazioni.
Il loro confronto produsse la Costituzione della Repubblica italiana, entrata in vigore il 1º gennaio 1948.
La Costituzione definì l’Italia una repubblica democratica, riconobbe diritti civili e sociali, disciplinò la separazione e l’equilibrio tra i poteri e stabilì le istituzioni fondamentali del nuovo ordinamento.
La Repubblica non rappresentò quindi soltanto il passaggio dalla monarchia a una diversa forma istituzionale.
Segnò anche la costruzione di un nuovo sistema politico dopo l’esperienza della dittatura.
Le elezioni del 1948 e l’Italia nella Guerra fredda
La nascita della Repubblica avvenne mentre il sistema internazionale si divideva progressivamente nei due blocchi della Guerra fredda.
Questa divisione ebbe conseguenze profonde anche sulla politica italiana.
La Democrazia Cristiana divenne la principale forza di governo, mentre il Partito Comunista Italiano rappresentò per decenni il più importante partito comunista dell’Europa occidentale.
La competizione politica italiana si sviluppò quindi all’interno di un contesto internazionale nel quale Stati Uniti e Unione Sovietica rappresentavano due sistemi politici, militari ed economici contrapposti.
Nel 1949 l’Italia fu uno dei dodici paesi fondatori della NATO, firmando il Trattato del Nord Atlantico a Washington il 4 aprile.
L’appartenenza al blocco occidentale sarebbe rimasta uno degli elementi strutturali della politica estera italiana durante tutta la Guerra fredda.
Ricostruzione, lavoro e conflitti sociali
La ricostruzione del dopoguerra non fu soltanto materiale.
Occorreva ricostruire fabbriche, infrastrutture e abitazioni, ma anche reinserire milioni di persone nella vita civile e affrontare disoccupazione, povertà e forti differenze territoriali.
Gli anni successivi alla guerra furono caratterizzati anche da importanti conflitti sindacali e politici.
La presenza di un forte movimento operaio, di grandi organizzazioni sindacali e di partiti di massa fece del lavoro uno dei terreni principali del confronto politico della Repubblica.
Questa dimensione è particolarmente importante perché permette di collegare la storia istituzionale alla storia sociale: la Repubblica non si sviluppò soltanto attraverso Parlamento e governi, ma anche attraverso fabbriche, campagne, sindacati, cooperative e organizzazioni collettive.
L’Italia e la costruzione europea
Parallelamente all’inserimento nella NATO, l’Italia partecipò fin dall’inizio al processo di integrazione europea.
Nel 1951 fu tra i sei paesi fondatori della Comunità europea del carbone e dell’acciaio. Il 25 marzo 1957, a Roma, Italia, Francia, Germania occidentale, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo firmarono i trattati che istituivano la Comunità economica europea e l’Euratom.
La CEE entrò in funzione il 1º gennaio 1958.
L’integrazione europea sarebbe diventata progressivamente una delle coordinate fondamentali della politica e dell’economia italiane.
Il miracolo economico italiano
Tra gli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta l’Italia attraversò una fase di crescita economica straordinariamente rapida.
Tra il 1951 e il 1963 il PIL aumentò mediamente del 5,9% annuo. Crebbero industria, produzione di automobili ed elettrodomestici, costruzione di infrastrutture ed esportazioni.
Questa trasformazione modificò radicalmente la struttura del paese.
L’Italia prevalentemente agricola del dopoguerra diventò una grande società industriale.
Milioni di persone lasciarono campagne e piccoli centri.
Una parte consistente della popolazione meridionale si trasferì verso le città industriali del Nord, soprattutto Torino e Milano. Tra il 1955 e il 1970 si verificarono circa 25 milioni di cambi di residenza tra regioni, province e comuni, all’interno di una trasformazione demografica e produttiva senza precedenti.
Automobile, frigorifero e televisione divennero simboli di una nuova società dei consumi.
Ma la crescita non eliminò le disuguaglianze.
Il divario territoriale, le condizioni del lavoro industriale, la crescita disordinata delle periferie e le difficoltà di integrazione dei migranti interni mostrarono anche le contraddizioni del miracolo economico.
Televisione, consumi e trasformazione culturale
La trasformazione italiana non fu soltanto economica.
Le trasmissioni regolari della televisione pubblica iniziarono nel 1954 e contribuirono progressivamente alla costruzione di un linguaggio e di un immaginario comuni.
Per una popolazione ancora fortemente caratterizzata da dialetti, differenze regionali e livelli d’istruzione molto diversi, la televisione rappresentò uno strumento straordinariamente potente di unificazione culturale.
Contemporaneamente si affermavano nuovi modelli di consumo.
Automobili, elettrodomestici, pubblicità e nuovi stili di vita modificarono aspirazioni, famiglia e rapporto con il tempo libero.
La Repubblica nata dalle distruzioni della guerra stava diventando, in meno di vent’anni, una società industriale di massa.
Il centrosinistra e le riforme
Durante gli anni Sessanta anche gli equilibri politici cominciarono a modificarsi.
La stagione dei governi di centrosinistra vide la partecipazione socialista all’area di governo e fu accompagnata da importanti tentativi di riforma.
Tra le trasformazioni del periodo si collocano la nazionalizzazione dell’energia elettrica, la scuola media unica e una maggiore attenzione alla programmazione economica e sociale.
Ma contemporaneamente stavano maturando conflitti che sarebbero esplosi alla fine del decennio.
Il Sessantotto
Nel 1968 le università italiane furono attraversate da un vasto movimento studentesco.
La contestazione riguardava inizialmente università e sistema educativo, ma rapidamente si allargò ai rapporti di autorità, alla società, alla famiglia e alle forme tradizionali della politica.
Il fenomeno italiano si inseriva in una mobilitazione internazionale che coinvolse studenti e giovani in molti paesi.
In Italia, però, la contestazione studentesca incontrò progressivamente un forte movimento operaio.
L’Autunno caldo del 1969
Nel 1969 un’ondata eccezionale di scioperi e mobilitazioni operaie attraversò le grandi fabbriche.
Questa stagione è ricordata come Autunno caldo.
Le lotte riguardavano salari, condizioni di lavoro, organizzazione della fabbrica e rappresentanza sindacale e si intrecciarono con la mobilitazione studentesca dell’anno precedente.
Dalle trasformazioni di quegli anni nacquero anche importanti riforme.
Nel 1970 venne approvato lo Statuto dei lavoratori, uno dei principali interventi legislativi nella storia dei rapporti di lavoro italiani.
Ma il 1969 segnò anche l’inizio di una fase molto più oscura della storia repubblicana.
Piazza Fontana e la strategia della tensione
Il 12 dicembre 1969 una bomba esplose nella Banca Nazionale dell’Agricoltura di piazza Fontana a Milano.
La strage è generalmente considerata uno degli eventi iniziali della fase conosciuta come strategia della tensione.
Con questa espressione si indica una strategia eversiva basata su attentati e azioni terroristiche finalizzate a produrre paura e instabilità. Treccani collega la strategia della tensione all’attività di gruppi neofascisti e indica anche il possibile coinvolgimento di settori deviati degli apparati di sicurezza, distinguendo comunque questi elementi dalle responsabilità da accertare nei singoli episodi.
Piazza Fontana ebbe inoltre un rapporto diretto con la storia dell’anarchismo italiano.
Le prime indagini seguirono infatti la pista anarchica. Giuseppe Pinelli morì precipitando da una finestra della questura di Milano durante gli interrogatori, mentre Pietro Valpreda venne arrestato e accusato della strage; le successive vicende giudiziarie spostarono l’attenzione sull’eversione neofascista.
Su Magozine abbiamo approfondito questa vicenda attraverso la recensione di Bombe e segreti di Luciano Lanza: Piazza Fontana e la strage di Stato, che ricostruisce la strage, la pista anarchica, i depistaggi e le successive indagini.
Neofascismo, apparati e continuità del dopoguerra
Un altro problema storiografico riguarda le continuità e le rotture tra apparati del periodo fascista e istituzioni repubblicane.
La nascita della Repubblica modificò radicalmente l’ordinamento politico, ma non significò la sostituzione immediata dell’intero personale amministrativo, giudiziario e di sicurezza formatosi durante il regime.
Questo tema emerge anche negli articoli di Magozine dedicati al rapporto tra fascismo e apparati dello Stato.
Un ulteriore approfondimento, Il riciclaggio di nazifascisti da parte di inglesi ed americani, affronta da una prospettiva specifica il riutilizzo nel contesto della Guerra fredda di persone provenienti dagli apparati nazisti, fascisti e collaborazionisti. L’articolo va letto come una ricostruzione interpretativa dell’autore, da confrontare con la storiografia sui singoli casi.
Gli anni di piombo
Negli anni Settanta l’Italia fu attraversata da una forte conflittualità politica e da diverse forme di terrorismo.
Agirono organizzazioni dell’estrema destra e gruppi armati dell’estrema sinistra.
Le Brigate Rosse furono la più nota organizzazione del terrorismo di sinistra. Il loro attacco alle istituzioni raggiunse il momento più drammatico nel 1978 con il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro.
Parallelamente continuarono gli attentati stragisti di matrice neofascista.
Tra gli episodi più gravi si ricordano piazza della Loggia a Brescia nel 1974, il treno Italicus nello stesso anno e la strage alla stazione di Bologna del 1980. La ricostruzione della strategia della tensione comprende inoltre progetti eversivi, organizzazioni clandestine e complesse relazioni tra estremismo politico e settori degli apparati.
La formula “anni di piombo” riassume quindi una stagione complessa nella quale terrorismo, violenza politica, conflitto sociale e crisi delle istituzioni si sovrapposero.
Una società che continuava a cambiare
Gli anni Settanta non furono però soltanto terrorismo.
Furono anche un periodo di importanti trasformazioni sociali e legislative.
Movimento femminista, lotte per i diritti civili, trasformazioni della famiglia e mutamento dei costumi modificarono profondamente la società italiana.
Anche il rapporto tra cittadini e autorità tradizionali cominciò a cambiare.
La crescita della partecipazione politica che aveva caratterizzato gli anni Sessanta e Settanta contribuì a modificare lavoro, scuola, università, famiglia e vita quotidiana.
Questa dimensione sociale è essenziale per evitare di ridurre la storia della Repubblica alla sola sequenza di governi e crisi parlamentari.
Gli anni Ottanta
Durante gli anni Ottanta il clima politico e sociale cambiò.
La fase delle grandi mobilitazioni collettive si indebolì, mentre crebbero consumi, televisione commerciale, settore terziario e nuovi modelli culturali.
La struttura produttiva cominciò inoltre a trasformarsi.
L’Italia industriale fondata sulle grandi concentrazioni operaie entrò progressivamente in una nuova fase caratterizzata da ristrutturazioni, crescita dei servizi e maggiore frammentazione del lavoro.
Sul piano politico continuava il sistema dei partiti che aveva caratterizzato gran parte del dopoguerra, ma aumentavano problemi di debito pubblico, inefficienza amministrativa e corruzione.
La crisi sarebbe esplosa all’inizio del decennio successivo.
1992: Mani pulite e la crisi della Prima Repubblica
Il 17 febbraio 1992, con l’arresto di Mario Chiesa a Milano, iniziò l’inchiesta giudiziaria che sarebbe diventata nota come Mani pulite.
Le indagini fecero emergere un sistema molto più ampio di corruzione politica, che venne comunemente indicato con il termine Tangentopoli. Treccani distingue proprio tra Mani pulite, riferito all’inchiesta giudiziaria, e Tangentopoli, riferito al sistema complessivo della corruzione politica emerso durante quelle indagini.
Tra il 1992 e il 1994 entrarono in crisi o scomparvero diversi partiti che avevano dominato la politica italiana per decenni.
Democrazia Cristiana, Partito Socialista e altre formazioni della cosiddetta Prima Repubblica lasciarono spazio a un sistema politico profondamente diverso.
Prima e Seconda Repubblica
Le espressioni Prima Repubblica e Seconda Repubblica sono comunemente utilizzate per distinguere le due fasi politiche separate dalla crisi dei primi anni Novanta.
Non si tratta però della nascita di una nuova Repubblica in senso costituzionale.
La Costituzione del 1948 è rimasta in vigore e non vi è stata una rottura istituzionale paragonabile a quella del 1946.
La distinzione riguarda soprattutto il sistema dei partiti, le coalizioni, le leggi elettorali e il funzionamento della competizione politica.
È quindi più corretto considerare il 1992-1994 come una profonda trasformazione della Repubblica piuttosto che come la nascita formale di un nuovo Stato.
L’Italia nell’Unione europea
Negli stessi anni proseguì il processo di integrazione europea iniziato nel dopoguerra.
Le Comunità europee evolsero progressivamente nell’Unione europea e l’Italia partecipò alla costruzione del mercato unico e della moneta comune.
L’integrazione europea ha quindi accompagnato quasi tutta la storia repubblicana: dalla CECA degli anni Cinquanta fino all’Unione europea contemporanea.
Questo ha progressivamente spostato parte delle decisioni economiche e normative in uno spazio sovranazionale, modificando anche il modo in cui può essere raccontata la storia politica italiana.
La Repubblica nell’Italia contemporanea
Dagli anni Novanta in poi l’Italia ha attraversato ulteriori trasformazioni.
Il passaggio dalla società industriale a un’economia maggiormente basata sui servizi, la diffusione delle tecnologie digitali, la precarizzazione di una parte del mercato del lavoro, le nuove migrazioni internazionali e l’invecchiamento della popolazione hanno modificato profondamente il paese.
Sono cambiate anche le forme della partecipazione politica.
I grandi partiti di massa che avevano caratterizzato il dopoguerra hanno perso il loro ruolo centrale, mentre comunicazione televisiva prima e reti digitali successivamente hanno assunto un peso crescente nella costruzione del consenso e del dibattito pubblico.
La storia della Repubblica rimane quindi una storia aperta.
Repubblica, fascismo, antifascismo e Resistenza
Per comprendere la Repubblica è necessario collegarla alla storia che la precede.
Il fascismo italiano ricostruisce il sistema politico e istituzionale che la Repubblica sostituì.
L’antifascismo permette di comprendere le culture politiche e le persone che si opposero alla dittatura.
La Resistenza italiana ricostruisce la fase 1943-1945 dalla quale emerse una parte importante delle forze politiche protagoniste della nascita repubblicana.
La storia della Repubblica italiana segue invece ciò che accadde dopo: costruzione delle nuove istituzioni, Guerra fredda, trasformazione economica, conflitti sociali, terrorismo, crisi del sistema dei partiti e Italia contemporanea.
Sono percorsi distinti, ma letti insieme permettono di attraversare gran parte della storia italiana del Novecento.
Percorsi di approfondimento sulla storia della Repubblica
La pagina continuerà a crescere insieme all’archivio di Magozine.
Alcuni nuclei sono già presenti:
Piazza Fontana e strategia della tensione
Bombe e segreti di Luciano Lanza: Piazza Fontana e la strage di Stato
Fascismo e apparati dello Stato
approfondimenti sulle continuità istituzionali e sulla magistratura tra fascismo e Repubblica.
Nazifascismo e Guerra fredda
Il riciclaggio di nazifascisti da parte di inglesi ed americani
Resistenza e nascita della Repubblica
Resistenza italiana: storia, partigiani e Liberazione dal 1943 al 1945.
A questi nuclei potranno aggiungersi percorsi specifici su movimento operaio e storia del lavoro, Sessantotto, anni di piombo, strategia della tensione, migrazioni interne e crisi della Prima Repubblica.
L’obiettivo è lo stesso dell’intero percorso storico di Magozine: collegare gli eventi generali alle persone, ai conflitti e alle trasformazioni sociali che permettono di comprenderli.