Sul pensiero e sulla capacità di pensare…

Essere contro, vestendosi e comportandosi da alternativi, è molto più semplice e più facile che pensando in modo veramente alternativo. Che poi per pensare veramente contro bisogna essere innovativi, originali. Bisogna avere autonomia di pensiero, mentre molti si conformano a ideologie già esistenti. Essere veramente contro significherebbe almeno portare un piccolo apporto, un modestissimo contributo almeno a sistemi di pensiero già esistenti, perché creare un nuovo sistema di pensiero, una nuova ideologia, un nuovo ismo è difficilissimo.  Tutti quanti nel corso della nostra vita abbiamo almeno un’ideuzza originale. Ma molti neanche se ne accorgono.  Bisogna però vedere se questa serve a una causa oppure se è improduttiva. Certe idee, certi pensieri di noi uomini comuni passano nella nostra testa, non vengono registrati e svaniscono, scompaiono, si dissolvono. Nessuno saprà mai se potevano contribuire a cambiare in meglio le cose. A volte mi chiedo se sono veramente geniali certi pensatori o se hanno avuto solo il merito, la fortuna, il tempo, il modo di scrivere i loro pensieri e poi di diffonderli. I pensieri si distinguono sostanzialmente in quelli già pensati da altri e in quelli che fino a quel momento non sono stati pensati da nessuno. È chiaro che per sapere se un’idea è già venuta ad altri o meno bisogna conoscere la storia del pensiero (almeno un minimo). Ciò nonostante ci sono idee originali ma balzane, deleterie, se vanno bene inutili. Ma anche se ci sono delle differenze individuali e culturali riguardo alla capacità di pensare non si può essere così snob da dire che c’è gente che non pensa: male che vada la maggioranza pensa cose comuni, si adagia sui luoghi comuni, si accontenta di cose già pensate, masticandole e rielaborandole un poco, talvolta peggiorando sistemi di valori che ha ricevuto per tradizione. La scuola occidentale non educa al senso critico. Chi cerca di pensare con la sua testa, di avere una sua opinione viene scoraggiato, demotivato, punito. A scuola devi imparare a ripetere tutto quello che è in programma. Lo svolgimento ai temi deve essere sempre corretto, organico, logico, lineare, mai fuori tema. Se fai dei collegamenti, sei uno troppo dispersivo o che mette troppa carne al fuoco in modo confuso. Chi cerca di fare collegamenti tra concetti e nozioni viene ripreso. Alcuni insegnanti dicono a proposito: “è troppo presto”, “lo farete in seguito”, “la scuola non è adibita a questo”, “io non sono pagato/a per questo compito”. Alcuni insegnanti di italiano evitano di mettere il tema di attualità. Così si finisce per diventare dei ricettori passivi e molto raramente interattivi. Ma so già la risposta di molti: non si può essere tutti dei liberi pensatori!  Così si finisce la scuola ritenendo che dire “io penso che” sia sempre sbagliato e porti guai. La realtà comunque è che al mondo d’oggi sia a scuola che nel lavoro e poi in genere nella vita pochissime persone ti chiedono “cosa ne pensi?” e non è assolutamente detto che la tua risposta abbia davvero un minimo di potere decisionale. Ai tempi del’68 e negli anni Settanta gli universitari  discutevano animosamente, si confrontavano, facevano dialoghi sui massimi sistemi. Nel corso degli anni si è persa gradualmente la discussione come momento di crescita reciproca. Oggi la tecnologia non aiuta. Ci si parla sempre meno e neanche sui social ci si confronta più. Si è perso per strada il valore della discussione, del confronto, del dibattito e l’unica parvenza di discussione che vediamo sono quei talk show in cui fanno risse verbali e quando va bene si parlano uno sopra l’altro. Oggi il confronto è diventato un gioco delle parti televisivo finalizzato all’audience. Il resto della popolazione probabilmente cerca di pensare il meno possibile, perché pensa che avere un’opinione in merito a questo o quello tanto non serve a niente. Insomma solo gli opinionisti televisivi pagati lautamente pensano, mentre il pensiero di tutti gli altri non è pervenuto, non conta, sembra non esistere.  Alcuni snob  sostengono che non tutti hanno una visione del mondo. A livello fisiologico invece tutti coloro che non hanno l’elettroencefalogramma piatto pensano. È vero a mio avviso che il pensiero dell’uomo occidentale è frammentario, caotico, basato spesso sulle associazioni mentali. La nostra condizione mentale è quella del flusso di coscienza. A noi uomini medi sono generalmente precluse le vette altissime della meditazione, della preghiera che durano ore. Noi uomini sensuali medi siamo come dei Leopold Bloom di Joyce. In poesia c’è un verso molto eloquente di Auden: “I suoi pensieri vagavano dal sesso a Dio senza punteggiatura”. Ma questo non significa che i nostri pensieri siano indegni, anche se forse non sono veramente nostri ma sono già stati pensati da altri. C’è un verso di una canzone dell’osannato/vituperato Vasco Rossi che recita: “Tu non sai più se quello che hai in testa l’hai pensato te”. È così. È realmente così. Ma le vite indegne di essere vissute non esistono. Se la si pensa diversamente, si finisce sulla stessa strada dei nazisti. Neanche quando si soffre in modo atroce, non si è più autonomi, si perdono gran parte delle proprie capacità psicofisiche la vita non è indegna di essere vissuta. E la stessa cosa vale per il pensiero. Va bene quindi valorizzare i grandi pensatori, ma non bisogna disprezzare il pensiero altrui dall’alto di una presunta superiorità. Come scriveva il poeta e aforista libanese Gibran:  “L’ovvio è quello che non si vede mai finché qualcuno non lo esprime con la massima semplicità”. Chi diventa maestro di pensiero è anche uno che ne ha avuto l’opportunità. È vero come scriveva Karl Kraus: “Abbiamo la libertà di pensiero. Ora ci vuole il pensiero “. Ma mai disprezzare la dignità del pensiero di nessuno, anche se la legge tutela formalmente la sua libera espressione, mentre la società ne scoraggia a tutti i livelli la sua formazione e crescita, perché al potere il pensiero fa paura e perché naturalmente la prima arma contro il potere è per l’appunto il pensiero. 

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Nato nel 1972 a Pontedera. Laureato in psicologia. Collaboratore di testate giornalistiche online, blog culturali, riviste letterarie. Si muove tra il pensiero libertario di B.Russell, di Chomsky, le idee liberali di Popper ed è per un'etica laica. Soprattutto un libero pensatore indipendente e naturalmente apartitico. All'atto pratico disoccupato.

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