Sulla vita, la morte dei cittadini e la ragion di Stato

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Biopolitica e darwinismo socioeconomico

Nel vocabolario della Treccani è scritto: 

"biopolìtica s. f. [comp. di bio- e politica]. – La considerazione delle condizioni di vita degli esseri umani (in termini di salute, alimentazione, variazioni demografiche, rischi ambientali, ecc.) come questione politica, intervenuta a trasformare l’esercizio del potere, secondo la classica teoria del filosofo francese Michel Foucault, nel corso del 18° secolo."

A proposito di darwinismo socioeconomico alla voce “teorie darwiniane” si trova scritto: 

"Studi basati sull’idea che il processo di sviluppo economico sia caratterizzato da fenomeni di mutazione e selezione, simili a quelli riscontrabili nella sfera biologica. In termini generali, l’interpretazione degli eventi economici come processi evolutivi è basata sull’ipotesi che i mercati agiscano come veri e propri meccanismi di selezione, in modo simile a quanto accade all’ambiente in campo biologico. Tali teorie hanno sempre esercitato un notevole fascino all’interno delle scienze economiche. È possibile rilevare questo tipo di suggestione negli scritti di K. Marx, di A. Marshall e, soprattutto, di J. A. Schumpeter." 

Lo stato secondo Foucault

Secondo Foucault un tempo lo Stato aveva diritto di vita e di morte sui cittadini. Attualmente nelle democrazie occidentali ha solo diritto di vita. Potrei semplificare con queste parole il concetto di biopolitica, dello Stato apparentemente democratico che vuole apparentemente tenerci tutti in vita, fino all’inverosimile.

sostieni

Ma è davvero così? Non è che c’è sotto qualche inganno? E inoltre il prolungamento della vita dei cittadini del primo mondo non va  a discapito della mancanze di cure, di igiene, di beni di quelli del secondo e del terzo mondo? Riguardo alle teorie darwiniane,  secondo lo stesso Darwin l’applicazione della sua teoria alla società umana non era possibile, era scorretta: Darwin fu il primo oppositore del darwinismo socioeconomico. Ma procediamo per gradi senza mettere troppa carne al fuoco. 

Darwinismo sociale e Covid

Il fatto che in ospedale i pazienti con più di 80 anni col Covid non vengano più intubati  ma lasciati al loro destino è la dimostrazione scientifica del darwinismo sociale in atto nei paesi occidentali. In fondo più anziani morti significano meno pensioni e meno pensioni significano meno debito pubblico.

Boris Johnson e Bolsonaro con le loro dichiarazioni di intenti e i loro comportamenti conseguenti hanno dato prova che il darwinismo sociale grazie al Covid ha fatto moltissimi morti. Certo non ci sono statistiche a riguardo. Ma in questi ultimi due anni quante centinaia di migliaia di anziani sono morti di Covid a causa delle politiche scellerate di alcuni capi di Stato!?? Sono stati lasciati morire solo i più anziani. Non erano più produttivi. Era troppo costoso curarli bene. Le spese erano troppo onerose. Questi anziani col Covid per lo Stato erano solo un costo sociale.

Il darwinismo sociale ha prevalso

Il darwinismo sociale in questi ultimi tempi sembrerebbe aver avuto apparentemente la meglio sulla biopolitica di Foucault, secondo cui ogni Stato moderno cerca di far vivere più a lungo possibile ogni suo cittadino. Per Foucault per ogni Stato era un dovere far vivere a lungo ogni cittadino e per ogni cittadino era un diritto/dovere campare più a lungo possibile.

Anche la biopolitica può avere i suoi limiti e le sue pecche perché i cittadini in base a essa dovrebbero essere redarguiti o addirittura puniti per uno stile di vita non corretto,  Qualcuno ha pensato di far pagare i costi di ospedalizzazione a ogni non vaccinato, ma così facendo si creerebbe un pericolosissimo precedente: allora si dovrebbe far pagare il fio a ogni guidatore che aveva torto in un incidente, ogni fumatore, ogni alcolizzato, ogni tossicodipendente, ogni obeso e così via (la lista dei comportamenti a rischio potrebbe essere infinita).

Il prolungamento della vita

Un difetto della biopolitica è che deve essere rispettata ogni volontà,  anche quella di autodistruggersi. Io non penso che il darwinismo sociale abbia vinto definitivamente sulla biopolitica. È stato solo un predominio in questo breve lasso di tempo. I finanziamenti spingono la ricerca scientifica verso un prolungamento della vita. Ci sono i fondi pensioni e c’è tutto un business sugli anziani e la loro cura. Molti giovani campano grazie alle pensioni dei genitori, non potendo farne a meno.  Le ricadute positive su un prolungamento della vita sono molte.

Ma ci sono anche giovani che pensano che tra qualche decennio non avranno la pensione. Darwinismo sociale e biopolitica insomma sembrano due forze contrapposte. Di primo acchito sembrerebbe esserci tra le due cose una lotta incessante da tempo. Da un lato tutti i cittadini dovrebbero essere uguali per la medicina senza distinzioni, neanche di età. 

Dall’altro gli anziani la loro vita l’hanno vissuta, i giovani sono il futuro della nazione e quindi largo ai giovani! In parole molto povere così si potrebbero riassumere questi due concetti apparentemente inversi e opposti. Quando tutto va bene la biopolitica ha la meglio, ma il darwinismo sociale viene sempre ripescato e applicato per le emergenze, per le situazioni limite. Però di fronte alla sovrappopolazione, una delle possibili cause dell’Apocalissi,  il darwinismo sociale potrebbe avere definitivamente la meglio.

Idiocrazy

Una volta ho visto un film comico e allo stesso tempo di fantasia, in cui veniva rappresentata una distopia in chiave demenziale: i cretini facevano sempre più figli e i più intelligenti non li facevano. L’umanità perciò  degenerava e veniva mandato un “uomo medio” nel futuro grazie alla macchina del tempo  a cercare di salvarla. Il film si intitolava Idiocrazy, il modo con cui veniva valutata la stupidità o meno era il q.i, che è una misurazione grossolana e perfettibile dell’intelligenza umana, ma il titolo del film era tutto un programma e la visione fu divertente. Il film mi risultò agrodolce, mi fece un poco riflettere.

La realtà è che ogni governo è in sospeso tra darwinismo e biopolitica. La verità è un’altra: in queste righe ho estremizzato, pensato in modo un poco binario, ho filosofeggiato alla buona  perché darwinismo sociale e biopolitica sono un intreccio indissolubile e inestricabile. Però un fondo di verità c’era in questa dicotomia, in questa distinzione grossolana. Originariamente comunque la biopolitica tramite riproduzione, cura, igiene, profilassi tende a conservare il genere umano, ma questa sovranità dello Stato sul cittadino presenta sempre anche un cosiddetto  risvolto tanatopolitico.

Lo Stato ci vuole prolungare la vita oltremodo oppure ci toglie le cure indispensabili, a seconda delle sue esigenze, del suo bilancio, dei suoi conti economici. Insomma su tutto vige la ragion di Stato. 

Nato nel 1972 a Pontedera. Laureato in psicologia. Collaboratore di testate giornalistiche online, blog culturali, riviste letterarie. Si muove tra il pensiero libertario di B.Russell, di Chomsky, le idee liberali di Popper ed è per un'etica laica. Soprattutto un libero pensatore indipendente e naturalmente apartitico. All'atto pratico disoccupato.

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