Una mia riflessione personale sul sesso…

DUE PAROLE SULL’ORGASMO

Ogni volta che raggiungiamo l’orgasmo avviene un rilascio di dopamina nel nucleo accumbens e un rilascio di ossitocina (detto anche l’ormone dell’amore) nell’ipotalamo. La questione è che i cosiddetti centri del piacere a livello neurofisiologico non sono stimolati unicamente dal sesso. Anche leggere un buon libro, guardare un bel film, fare footing, fumare sigarette,  ascoltare musica, camminare, fare meditazione, scrivere una pagina di diario, conversare amabilmente con un amico, andare in pizzeria, bere una birra attivano le aree del piacere nel nostro cervello. Anche drogarsi purtroppo è un’attività molto “piacevole”, nonostante siano arcinoti i danni organici a lungo termine e la dipendenza che ne scaturisce. Il sesso è il piacere più intenso, anche se è il più effimero (il plateau e l’acme dell’orgasmo durano davvero poco rispetto al periodo refrattario), ed è comunque per questo che in tutte le culture la ricerca del piacere sessuale ha la meglio su tutti gli altri piaceri della vita. Cos’è che scatena l’orgasmo? Difficile dirlo. Mi spiego meglio: ognuno ha i suoi gusti, che dipendono comunque dallo sviluppo psicosessuale, dai condizionamenti di massa, dalla bellezza che è in parte soggettiva e in parte relativa alla cultura di appartenenza.  I francesi definiscono l’orgasmo una piccola morte.

CULTURA E SESSO

Anticamente dicevano che ogni uomo è triste dopo il coito.  Nietzsche scriveva che è stato il cristianesimo a dare ad Eros la cicuta,  intendendo anche il senso di colpa prima e dopo il sesso. Per Freud la civiltà è repressione degli istinti (oggi però molti studiosi pensano che solo gli animali hanno gli istinti). Per Freud il sesso è una pulsione (qualcosa che ti condiziona in modo determinante, ma che puoi anche rimandare o non fare). Ma Freud venne accusato di pansessualismo, o meglio determinismo sessuale, perché per lui tutto gira intorno ai traumi sessuali, al sesso o alla sua mancanza. Per Maslow il sesso è un bisogno fisiologico e lo inserisce tra i bisogni primari. Forse la verità sta a metà e dipende dall’eta: a venti anni il sesso è un’esigenza fisiologica, mentre a sessanta anni non lo è. Oggi con l’evoluzione dei costumi e la diffusione del porno di massa il sesso è anche un bisogno socialmente indotto. Siamo comunque nel campo delle ipotesi.   Mi è capitato di lavorare in un collegio salesiano e in quel periodo pensavo poco al sesso perché c’erano pochi stimoli erotici, mentre oggi appena esco o vado semplicemente sui social raccolgo nella mia mente una serie inenarrabile di stimoli erotici. Il contesto, reale o virtuale che sia, perciò è importante e condiziona tutti, sempre e comunque. 

POTERE E SESSO

I potenti sembrerebbero aver  appreso  bene la lezione di Marcuse, secondo cui uno dei modi per inibire rivoluzioni o cambiamenti dal basso è la desublimazione repressiva, ovvero una maggiore libertà sessuale che  non fa trasformare l’energia sessuale in energia intellettuale e creativa. Perché in fondo fare la rivoluzione quando sei sessualmente appagato, anche se il mondo va alla malora? Accade così (e questo il filosofo Vattimo lo diceva sempre nelle sue lezioni, mentre spiegava Marcuse) che chi scrive poemi, chi scrive saggi, chi cerca di cambiare le cose, chi fa denunce sociali è visto in fin dei conti solo come un represso sessuale. In fondo il grande poeta Sanguineti non si definiva forse in una sua lirica “un pornografo inibito”? Il fatto è che la maggioranza della popolazione non è educata a tutti i piaceri della vita ma solo a un’esigua minoranza. Il fatto è che per un libero e completo sviluppo del potenziale umano le persone dovrebbero essere educate anche agli altri piaceri della vita e non solo al sesso. Invece la ricerca del piacere è a senso unico, monotematico: la stragrande maggioranza si focalizza solo sul sesso, che comunque non dovrebbe mancare (mentre ci sono diverse persone insoddisfatte). Oggi ad esempio siamo tutti nella bolla del porno.  La pornografia è una delle più grandi armi di distrazione di massa, nonché educazione sessuale per i più giovani e valvola di sfogo per tutti. Alle ragazze oggi chiedono di imitare le pornostar. I fidanzati chiedono la prova d’amore, ovvero di fare un video porno, che immancabilmente metteranno online, commettendo revenge porn, se saranno lasciati. Sicuramente rispetto a un tempo i giovani d’oggi hanno un’identità più fluida e una sessualità meno binaria; c’è più emancipazione sessuale, anche per il femminismo e l’evoluzione dei costumi, ma esistono ancora pregiudizi, tabù,  stereotipi. Ritornando alla psicologia,  per W.Reich la repressione sessuale causava nevrosi. Quindi bisognava disinibirsi, liberarsi sessualmente. Ma oggi l’epoca della repressione sessuale è finita ormai.

IL SESSO COME AFFERMAZIONE DI VITA

A ogni modo il sesso è anche una forza primordiale, un’energia ancestrale di cui non possiamo fare a meno. Il sesso è la vittoria di Eros contro Thanatos, è affermazione di sé stessi e di vita, per come si intende la vita nella società occidentale.  Quel che certo è che la fisiologia dell’innamoramento e la sua neurochimica sono ben note. Sicuramente l’amore è un sentimento universale; anche i santi fanno sogni sporchi e anche gli stragisti si innamorano. Alberoni definiva l’amore uno stato nascente, un collante che univa le persone contro le istituzioni e le gerarchie, ed è per questo che il potere vuole sempre controllare l’amore in tutte le sue forme.  Per finire racconto un piccolo aneddoto. Una volta un sacerdote mi disse che quando comunicò a suo padre che voleva farsi prete, costui gli domandò: “come farai a stare per tutta la vita senza una donna?”. E allora lui rispose a suo padre: “mi immagino il paradiso come un orgasmo che dura per l’eternità.”

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Nato nel 1972 a Pontedera. Laureato in psicologia. Collaboratore di testate giornalistiche online, blog culturali, riviste letterarie. Si muove tra il pensiero libertario di B.Russell, di Chomsky, le idee liberali di Popper ed è per un'etica laica. Soprattutto un libero pensatore indipendente e naturalmente apartitico. All'atto pratico disoccupato.

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