Una storia collettiva ricordi di compagne e compagni antifascisti

una storia collettiva

Con le storie di: Aldo Aniasi, Teresa Azzali, Bruno Bianchi, Nori Brambilla Pesce, Marco Brasca, Giovan Battista Canepa, Gisella Floreanini, Luigi Fonti, Gina Galeotti, Giandante X (Dante Pescò), Carlo Gramsci, Angelo Leris, Teresa Mattei, Aldo Morandi, Rodolfo Morandi, Teresa Noce, Giancarlo Pajetta, Giovanni Pesce, Carola Pesenti, Patrizia Pozzi, Camilla Ravera, Arianna Szorenyi, Umberto Terracini.

Il vuoto di memoria genera mostri. Alle amnesie storiche Miuccia Gigante oppone il proprio straordinario bagaglio di ricordi delle persone con cui ha condiviso la passione per la democrazia e la giustizia sociale. Valori, questi, ancora oggi in pericolo per l’avanzare di un fascismo di ritorno, di un razzismo mai sopito, della paura del diverso, dell’indigenza economica che permane e si allarga. Un racconto che trasforma tante compagne e compagni in un unico grande protagonista collettivo.

Miuccia Gigante

Miuccia Gigante è autrice di questo libro assieme a Sergio Giuntini. La sua storia personale e i suoi incontri gettano un’onda lunga sul secolo breve. Un’onda la cui risacca sbatte ancora sulle conoscenze assopite e generatrici di mostri, i quali sempre più numerosi affollano i nostri tempi. Nata nel 1932 a Lugano suo padre era il partigiano comunista Vincenzo Gigante, perseguitato dal fascismo fin dal 1926 dopo l’entrata in vigore delle “leggi fascistissime”. Quando Miuccia ha pochi mesi, Vincenzo viene catturato dall’OVRA a Milano e condannato a 20 anni di carcere. L’8 settembre del 43′ evade e si occupa dell’organizzazione delle brigate Garibaldi a Trieste. Tradito nell’autunno del 44′ viene torturato per giorni dai fascisti che sperano di estorcergli qualche informazione. Vincenzo non cede e il suo corpo viene bruciato nel forno crematorio della Risiera di San Sabba.

Luigi Fonti

La madre di Miuccia Gigante è Vanda Caterina Fonti che da bambina fu tenuta tra le braccia da colui che – 29 anni più tardi – fu il mandante politico degli aguzzini del suo futuro marito; Benito Mussolini.

sostieni

Luigi Fonti, il nonno di Miuccia, era infatti un fervente socialista. Nato a Mammola (RC), viene inquadrato nella guardia di finanza al confine svizzero (1895). Tuttavia la passione per le idee socialiste prende il sopravvento e decide di disertare stabilendosi definitivamente a Lugano. Per Miuccia il nonno divenne un importante figura di riferimento, anche a causa dell’assenza del padre. Luigi Fonti morì nel 1949 e le sue memorie, scritte nel 1947 e raccolte nel libro “Un socialista italiano in Ticino” edito da Mimesis, furono pubblicate solo nel 2010 grazie alla cura di Miuccia Gigante.

Anche invecchiato non ha mai smesso di credere che essere antifascisti e combattere contro un eventuale ritorno di questa ideologia fosse un dovere ineludibile, una specie di imperativo categorico.

Miuccia Gigante su Luigi Fonti

Un album di racconti

Luigi Fonti è uno dei personaggi che non conoscevo prima di leggere il libro e a cui mi sono sentito vicino, probabilmente anche a causa delle nostre comuni radici reggine. Molto toccante anche la vicenda di Arianna Szorenyi, autrice del libro “Una bambina ad Auschwitz”,

In questo album di racconti, corredato anche da alcune foto, ci sono storie note e meno note. Se i nomi di Camilla Ravera, Umberto Terracini, Carlo Gramsci e Giancarlo Pajetta non sono “nuovi”, abbiamo l’occasione di apprendere di altre vite e storie che meritano di essere riscoperte. Storie che intrecciano fili della memoria abbracciandosi e sciogliendosi per ricombinarsi. Il lavoro di Miuccia Gigante si muove a partire dalla ricerca di informazioni sul padre e prosegue mantenendo sempre il sottofondo dell’internazionalismo (quasi tutt* partigian* hanno lottato anche in Spagna e Francia) e della militanza culturale post-bellica.

Conclusione

Un libro indubbiamente da avere nella propria biblioteca. Da tenere tra gli scaffali bassi, a portata di mano per i più piccoli. Sperando che essi, incuriositi dal profondo sguardo di Miuccia Gigante, ritratta nella copertina, possano conoscere a loro volta queste storie resistenti e trasmetterne l’importanza.

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