Attacco al Venezuela: Trump ordina il bombardamento. È l’inizio di una catastrofe?

Dopo Maduro i guerrafondai continueranno con la litania invaso invasore?

I caccia USA bombardano Caracas e numerose basi militari in Venezuela. L’amministrazione Trump ha dato l’ordine di bombardare diversi siti in Venezuela, comprese basi militari nel Paese. Numerose esplosioni sono avvenute alle 2 di notte, ora locale (le 7 del mattino in Italia), nella capitale del Venezuela, Caracas, e in altre località negli Stati di Miranda, Aragua e La Guaira. Ad essere state colpite, secondo le prime notizie, sono state delle basi militari, e in particolare la caserma più importante del Paese, Fort Tiuna, e la base aerea di La Carlota. Colpito anche il porto della capitale. Non è escluso che in Venezuela stiano operando direttamente reparti delle forze armate USA.

Dall’Iran alla Siria, fino al Venezuela: la lunga lista degli attacchi oltreconfine di Donald Trump.

La linea adottata dal presidente da quando è tornato a guidare gli Stati Uniti. Pur avendo più volte espresso il desiderio di ricevere il Premio Nobel per la Pace, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha concentrato buona parte delle sue energie nella gestione di crisi e conflitti in diverse regioni del mondo, mostrando una linea più aggressiva che diplomatica. Dal Corno d’Africa al Golfo Persico, dal Medio Oriente ai Caraibi, fino al Venezuela ora, l’amministrazione Trump ha impiegato forze aeree e missili in operazioni mirate, a volte limitate ma in altri casi decisive, con l’obiettivo dichiarato di proteggere interessi strategici americani, contenere minacce terroristiche e contrastare reti criminali e regimi ostili. Il quadro complessivo del 2025 è caratterizzato da un uso sistematico della potenza militare come strumento di pressione e deterrenza, con interventi in vari continenti. L’attacco al Venezuela

Nobel per la pace?

I compari stretti, Netanyahu e Machado hanno chiesto a gran voce, nel poco glorioso 2025, di dare il Premio Nobel per la Pace a Trump. In un anno ha aperto 5 conflitti e la sua scusante è il narco traffico in Venezuela si certo. L’ultima escalation militare dell’amministrazione Trump ha avuto luogo questa notte in Venezuela, dove varie zone sono state scosse da forti esplosioni e sorvoli di aerei, causando panico tra la popolazione e interruzioni di corrente. Dopo l’attacco, il governo statunitense ha annunciato la cattura del presidente Nicolás Maduro e della moglie e il loro trasferimento fuori dal Venezuela. Mi chiedo dov’erano i servizi segreti venezuelani. Ma credete che non fosse preparata da ille tempore questa uscita di scena organizzata del Presidente del Venezuela? Non hanno sparato un colpo contro gli invasori e sono andati a prenderlo direttamente a casa.. c’è qualcosa che non quadra. Il Paese è in stato di emergenza nazionale, con la popolazione invitata alla mobilitazione. Eleggia il dio denaro e il dio petrolio… Il contrasto al narcotraffico nei Caraibi. L’attacco al Venezuela fa parte di una strategia più ampia della Casa Bianca nella regione caraibica. Da tempo, Washington ha intensificato le operazioni contro i trafficanti di droga, distruggendo una trentina di imbarcazioni sospettate di trasportare cocaina e rafforzando il controllo marittimo. Più volte Trump ha accusato il Venezuela di essere complice del narcotraffico. Perché dunque il mainstream del Belpaese blaterano dicendo solo quel che dice il potere forte di turno? Hanno paura di dire che Trump vuole solo il dio denaro e il dio petrolio? Cosa significa per loro fare giornalismo?

Iran e Yemen

Gli interventi in Medio Oriente sono stati calibrati su due direttrici, contenere minacce lungo rotte strategiche e inviare messaggi politici ai gruppi armati. In Iran, a giugno, l’operazione «Midnight Hammer» ha visto i bombardieri sganciare bombe sui siti nucleari di Fordow e Natanz, mentre altri laboratori sono stati colpiti da missili cruise. Ricordo la partecipazione alla manifestazione di Comiso per i 40 anni…

In Yemen, tra marzo e maggio, il Pentagono ha colpito le installazioni degli Houthi filoiraniani, in risposta agli attacchi ai mercantili nel Mar Rosso, concludendo le operazioni con un cessate il fuoco mediato dall’Oman. Somalia e Iraq: colpi mirati contro i terrorist i primi mesi del 2025, velivoli statunitensi hanno preso di mira obiettivi dello Stato Islamico in Somalia, affiancando le operazioni contro i qaedisti di al Shabaab. In Iraq, a marzo, raid aerei e operazioni dell’intelligence hanno eliminato Abdallah al Rifai, tra i dirigenti di spicco del Califfato.

La democrazia Americana.

E ancora.. Siria e Nigeria il 19 dicembre, la Casa Bianca ha autorizzato attacchi contro lo Stato Islamico in Siria, a seguito dell’uccisione di tre militari. In Nigeria, il giorno di Natale, missili cruise (e noi occidentali manifestiamo contro) hanno centrato aree settentrionali abitate da gruppi jihadisti, in risposta agli eccidi contro la componente cristiana.

Il contrasto al narcotraffico nei Caraibi

L’attacco al Venezuela da parte degli Stati Uniti è un atto gravissimo, e pericolosissimo, per una infinita serie di ragioni. Ma a me preme sottolinearne una. Si tratta della palmare dimostrazione della profonda crisi degli Usa che sono schiacciati da un debito federale fuori controllo, da un debito privato non più sostenibile per la popolazione americana, da una radicale deindustrializzazione, messa a nudo dalla concorrenza cinese, da una inflazione pronta ad esplodere per i dazi e se Trump ordinerà alla Fed una riduzione dei tassi e da una gigantesca bolla finanziaria ormai al limite.

Di fronte a questo stato di cose, Trump ha scelto la soluzione della guerra aggredendo un paese ricchissimo di risorse, per rianimare l’economia interna e proteggere la bolla finanziaria. Del resto, tutta la strategia di Trump va nella direzione di acquisire risorse e moltiplicare gli affari Usa in America Latina per contrastare la penetrazione cinese: si pensi alla vicenda del canale di Panama, o all’hub cinese in Perù e alle pressioni americane in Colombia, in Uruguay e in Cile, per non parlare del salvataggio di Milei e delle aggressioni a Lula.

Gli Usa in pesante declino stanno scegliendo la guerra come arma di risoluzione delle tensioni economiche, sostituendola o affiancandola ai dazi, per continuare ad imporre il dollaro come valuta internazionale e imporre al mondo acquisti di debito, coperti dalle risorse delle terre “colonizzate”. Il saldo legame con Israele e le sue guerre è lo strumento per esercitare il controllo su un’intera area, spaventando le ormai riottose petromonarchie, restie a investire negli Usa, e minacciando una guerra in Iran, per acquisire il monopolio dell’energia; l’unica a cui Trump può puntare.

La guerra in Ucraina, coltivata da Biden, sarà un altro modo per piegare le economie europee e per acquisire risorse. In sintesi, penso che l’attacco al Venezuela sia la scelta definitiva di Trump di ricorrere alla guerra per fermare un declino inesorabile. Le caratteristiche delle forze impiegate e la rapidità dell’intervento su un territorio sovrano evidenziano invece una vera invasione. La presenza della più grande nave da guerra del Pianeta Terra nelle acque del Mar dei Caraibi non era solo un deterrente. Era il segnale di una operazione dal profilo evidentemente bellico, non di contrasto al narcotraffico internazionale.

L’attacco al territorio venezuelano, annunciato come missione contro i narcos, solleva questioni di legittimità che richiedono chiarezza immediata. Finora erano state distrutte circa venti imbarcazioni con oltre 70 persone a bordo. La Casa Bianca afferma che si trattava di narcos con carichi di cocaina diretti negli USA, ma non ha mai fornito prove dettagliate oltre i filmati dei missili che colpivano ed facevano esplodere i natanti. Questo tipo di evidenza visiva non sostituisce affatto un dossier investigativo che comprovi la natura e la destinazione dei carichi, né giustifica, da sola, un’aggressione su larga scala.

Le caratteristiche delle forze impiegate e la rapidità dell’intervento su un territorio sovrano evidenziano invece una vera invasione. Assetti militari e modalità operative non possono essere in alcun modo riconducibili a un’operazione antidroga. Non sorprende quindi che siano emerse in passato simulazioni della CIA riguardo operazioni in territorio venezuelano. Alla base dell’iniziativa bellica c’è l’obiettivo politico di rimuovere il governo di Caracas. Meno del 3% della cocaina che arriva negli USA proviene dal Venezuela. Il Paese è pressoché irrilevante nella produzione di droghe sintetiche come il fentanyl. Il pretesto antidroga, dunque, non regge sul piano pratico. L’intento vero è il cambio di regime volto a sostituire Maduro con una nuova leadership favorevole agli interessi statunitensi.

Quindi siamo sicuri che il problema sia il narcotraffico?

Il presidente venezuelano e sua moglie sono stati sequestrati e deportati. In questo scenario Corina Machado è già indicata come possibile figura di transizione. Le implicazioni geopolitiche di questa invasione sono profonde. Gli alleati di Maduro adottano per ora atteggiamenti controllati. Pechino e Mosca osservano con attenzione gli sviluppi, valutando la propria risposta in termini strategici e di influenza regionale. La domanda se la Cina possa replicare tattiche analoghe – ad esempio, aumentando la pressione su Taiwan in risposta a queste mosse statunitensi – non è banale.

Attori regionali come il colombiano Gustavo Petro condannano l’operazione, ma la loro capacità di incidere sullo scacchiere internazionale rimane limitata. Ciò non significa che gli effetti siano trascurabili. L’imprevedibilità politica di Trump e le «nuove regole» della geopolitica che egli rappresenta possono trasformare una crisi locale in un conflitto di più ampia portata che coinvolga Russia, Cina e i loro interessi nelle rispettive aree di pertinenza.

È ora essenziale chiedere verifiche indipendenti, trasparenza su prove eventualmente fornite e un confronto multilaterale che eviti l’escalation. La Comunità Internazionale deve valutare con rigore l’intervento militare che è stato condotto in palese violazione del diritto internazionale, perché da questa fase possono dipendere stabilità regionale, equilibri globali e la vita di migliaia di civili. Non possiamo accettare pretesti vaghi per giustificare azioni il cui vero obiettivo è la riorganizzazione politica di uno Stato sovrano.

La prudenza, la verifica e la diplomazia devono prevalere sull’impulso alla forza. Il rischio è quello di un’umanità in perenne conflitto e la sua possibile estinzione. (Tratto dal settimanale Left. L’autore: Vincenzo Musacchio è giurista, criminologo, docente di strategie di contrasto alla criminalità organizzata, associato al RIACS di Newark. È inoltre ricercatore indipendente e membro ordinario dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute (RUSI) di Londra. È stato allievo di Giuliano Vassalli e ha collaborato con Antonino Caponnetto).

Il dittatore Trump, o meglio colui che pretende di”esportare la pace in tutto il mondo”, ha deciso di bombardare il Venezuela nella notte tra venerdì e sabato, cercando ancora una volta di intromettersi con la forza nella diplomazia socio politica del Paese e nel governo di Nicolás Maduro. . A prescindere dal proprio posizionamento politico, è inaccettabile concedere a uno Stato il diritto di attaccare militarmente un altro solo per contrasti politici.

I “grandissimi esportatori di democrazia” ci hanno ancora una volta dimostrato quanto sia violento e pericoloso l’imperialismo americano e il suo passato coloniale, che mira ad avere il predominio su qualsiasi territorio non occidentale che non si pieghi al loro mercato capitalista e imperialista. Massima solidarietà al popolo venezuelano, soprattutto perché durante l’attacco organizzato dal dittatore Trump sono morte anche persone civili, che in conflitti di questo genere sono sempre quelle che pagano il prezzo più alto.

Mi chiedo se le “nostre” forze politiche e il “nostro” presidente, della ridente e ossequiosa verso il bullo di turno, Repubblica Italiana abbiano la cortezza e soprattutto l’umiltà (questa sconosciuta!!) di dare solidarietà al popolo venezuelano e a tutti i popoli oppressi dall’occidente. Da quell’orribile notte dell’attentato ad adesso nessuno si è fatto vivo. No, neanche Mattarella. “Maledetto dalla Madonna quel paese che appoggia le invasioni, che brama la guerra, che si genuflette davanti alla dottrina del più forte. Ogni riferimento al cattolicissimo Belpaese è da considerarsi malafede” (Davide Enia)

Estimated reading time: 11 minuti

Se hai apprezzato questo articolo

Iscriviti

Adesso

Iscriviti alla nostra Newsletter per ricevere un aggiornamento mensile sugli ultimi articoli e approfondimenti.

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Mi chiamo Chiara e sono figlia dell"isola del Sud est Sicilia. Iscritta all''associazione più anziana d'Italia, l'ANPI per una questione di famiglia e di attivismo dal 2018 dove inizia anche la mia passione per la scrittura. Mi diletto in un coro di canti del Sud Italia e del Mondo. Mi definisco "ricercatrice di anarchia" per descrivere il mio pensiero. Scrivo cose su Magozine.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Articolo precedente

Polemiche sterili del governo italiano sul SI dell’Inno Nazionale

Ultimi articoli di Dal mondo

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi