La vita a volte può apparire uno scherzo di cattivo gusto. A partire dal nome, Geremia Fango detto Jimmy ha conosciuto troppe volte il sapore amaro della sorte avversa, la beffa crudele della felicità calpestata, la cicuta mortale del dolore di una perdita importante. Unica possibilità per sopravvivere è rendersi insensibili, girare le spalle a ogni speranza, perdersi ai margini di una città di provincia, Parma, tirando a campare con un lavoro tanto irridente quanto simbolico: consegnare escrementi per conto di persone in cerca della più banale e sguaiata delle vendette, il dileggio. Ma questo atono, benché protettivo grigiore si inceppa quando Jimmy riceve un invito che lo riporta al passato: il vecchio orfanotrofio dove ha passato l’infanzia, la colonia Devoto, sull’Appennino tra Emilia e Liguria, è stato ristrutturato, trasformato in Grand Hotel e gli ex alunni sono invitati all’inaugurazione. Un pericoloso contrattempo dovuto al suo insolito mestiere, ma soprattutto il desiderio sotterraneo di fare i conti con il suo passato travagliato lo spingono a salire tra boschi e sentieri che non è mai riuscito a dimenticare, e a rivedere alcuni dei vecchi compagni: Corvina, Rico, Vera. Niente però sarà scontato: non sarà una semplice rimpatriata, ma un percorso scosceso come quelle rocce antiche, difficile e misterioso, tra escursioni azzardate, rituali sciamanici, incontri inquietanti e paure ancestrali, fino al sorprendente finale. Un racconto complesso, ma dai toni lievi, pervaso di introspezione psicologica e punte di realismo magico, corredato da uno spiazzante umorismo nero. Dove niente è come sembra e il cambiamento si nasconde dietro ogni ombra.

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Jimmy Fango e il segreto della Colonia Devoto

La caduta di un uomo di montagna

Chi si appresta a leggere l’ultimo romanzo di Matteo Bergamo rimarrà colpito sin dalle prime pagine. Fin dall’incipit, infatti, l’impianto narrativo sorprende e mette in scena un protagonista complesso e magnetico: Jimmy Fango.

Ma chi è davvero Jimmy?

All’anagrafe Geremia Fango, è un ex scalatore professionista la cui vita è sempre stata legata alle vette. Per lui la montagna non è solo un luogo: è identità, disciplina, respiro. Una passione che non si limita a scaldare, ma che brucia, consuma e ferisce.

Ed è proprio qui che il romanzo affonda le sue radici. Quando un incidente spezza la sua carriera, non viene meno soltanto un lavoro, ma l’intero senso dell’esistenza. Quando la professione coincide con la propria ragione di vita e viene strappata via, resta soltanto il vuoto.

Così, il dolore per ciò che è accaduto a lui e al suo compagno di cordata si trasforma in un peso insostenibile, spingendolo verso un isolamento totale.


L’invito che riapre il passato

Eppure, anche nel silenzio più profondo, qualcosa può incrinarsi.

Chiuso ogni rapporto con il mondo esterno, Geremia prova a ricostruirsi attraverso un percorso terapeutico. Proprio quando sembra aver accettato la sua solitudine come unica forma di sopravvivenza, arriva un elemento inatteso: una busta scritta a mano, in elegante calligrafia.

È l’invito all’inaugurazione della Colonia Devoto.

A questo punto il passato torna a farsi strada. Prima di cadere nell’oblio, la Colonia era stata l’istituto dove Jimmy e i suoi compagni avevano studiato per cinque anni, condividendo crescita, amicizie e quotidianità.

Per questo, quasi controvoglia ma spinto da un richiamo difficile da ignorare, Geremia parte insieme ai vecchi amici — Vera, Corvina e Rico — verso un evento che promette di trasformare l’edificio in un grande hotel di lusso.

Sembra un ritorno nostalgico. In realtà, è solo l’inizio.


Un ritorno che si trasforma in incubo

Infatti, una volta arrivati a destinazione, le aspettative si sgretolano.

La Colonia, sperduta in cima alla montagna oltre un fitto bosco, non ha nulla del grande hotel annunciato. Nessun edificio ristrutturato. Nessun rinfresco. Nessuna inaugurazione.

Al contrario, davanti ai quattro amici si erge soltanto un rudere abbandonato, un guscio vuoto che trasuda segreti e presagi.

Da questo momento la narrazione cambia ritmo. L’atmosfera si fa più cupa, più stratificata, più ambigua. Escursioni azzardate si alternano a rituali sciamanici, mentre incontri inquietanti risvegliano paure ancestrali.

Progressivamente, il passato scolastico sembra intrecciarsi con forze oscure che superano la semplice memoria. E ciò che doveva essere una rimpatriata si trasforma in un vortice di eventi imprevisti.


Quando la scrittura cambia insieme alla storia

Non è solo la trama a evolversi: anche lo stile segue questo movimento.

Se nella prima parte la prosa è diretta e asciutta — specchio della solitudine di Jimmy — con l’avanzare degli eventi diventa più immersiva e dettagliata. Le descrizioni si dilatano, l’ambiente prende corpo, la tensione cresce.

Inoltre, uno degli elementi più riusciti del romanzo è l’equilibrio tra registri diversi.

Da un lato troviamo una forte introspezione psicologica; dall’altro una suspense costante che spinge a voltare pagina. A tutto questo si aggiungono punte di realismo magico e uno spiazzante umorismo nero, che alleggerisce senza mai sminuire la tensione.

Il risultato è una narrazione che sorprende continuamente, conducendo il lettore verso un finale che ribalta le certezze costruite fino a quel momento.


Matteo Bergamo: tra esperienza reale e visione narrativa

A rendere ancora più credibile l’universo del romanzo è l’esperienza diretta dell’autore.

Matteo Bergamo, nato a Parma il giorno di Ognissanti del 1973, vive oggi tra la Pianura Padana e un borgo dell’Appennino parmense, terra d’origine della sua famiglia.

Non a caso viene definito autore visionario e “cacciatore di ecomostri”. È istruttore del Club Alpino Italiano e titolare di un negozio di articoli di montagna: la dimensione alpina che attraversa il romanzo non è solo immaginata, ma vissuta quotidianamente.

Infine, anche i riconoscimenti confermano il valore dell’opera. Jimmy Fango e il segreto della Colonia Devoto è tra le opere vincitrici del Torneo Letterario Io Scrittore 2024 e ha ottenuto il Premio Città di Bolzano 2025.


In conclusione, il romanzo di Bergamo non è soltanto una storia di mistero ambientata in montagna. È un viaggio nella perdita, nella memoria e nella possibilità — forse — di affrontare i propri fantasmi.

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Gloria Donati nasce a Bracciano (Roma) il 10 novembre 1992. Dopo il diploma prosegue gli studi in ambito umanistico, laureandosi in Scienze dei Beni Culturali presso l’Università della Tuscia e successivamente in Storia dell’Arte all’Università degli Studi Roma Tre, con il massimo dei voti e la lode. In seguito, approfondisce la propria formazione accademica iscrivendosi al corso di laurea in Scienze dell’Educazione.

Nel corso degli anni ha collaborato con diverse istituzioni culturali, tra cui il Museo Napoleonico di Roma e la Soprintendenza del Parco Archeologico del Colosseo, esperienze che le consentono di unire la passione per l’arte con l’impegno nella tutela del patrimonio storico e artistico.
Da sempre amante della scrittura, fin dall’infanzia si dedica alla poesia e alla narrativa, partecipando con successo a numerosi concorsi letterari nazionali. Nel 2020 pubblica la raccolta di fiabe I racconti incantati (Europa Edizioni), esordio che la porta a farsi conoscere come autrice capace di unire fantasia, delicatezza e riflessione morale. Le sue opere riflettono una sensibilità profonda verso la bellezza, la natura e i valori universali dell’uomo.
Oggi Gloria Donati vive e lavora a Roma, dove continua la sua attività di ricerca, scrittura e promozione culturale. A febbraio 2025 ha partecipato a Casa Sanremo Wraiters. Attraverso il suo profilo Instagram promuove libri e iniziative legate al mondo della lettura, collaborando con case editrici e autori emergenti. Ha inoltre curato e presentato diversi eventi letterari,
introducendo e intervistando autori in occasione di presentazioni e rassegne culturali.

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