Il nonno, il rapper e altri ribelli

Il nonno che ha perso la libertà per opporsi al fascismo, la liceale che ha fondato un movimento rivoluzionario in difesa del clima, la studiosa che ha sfidato le convenzioni per il bene della verità: sono solo alcune delle storie raccolte in queste pagine da Kento, rapper e scrittore impegnato nella lotta per i diritti umani. Non sono storie di eroi ed eroine, ma di persone comuni che si sono ribellate a leggi ingiuste per una giustizia più grande.

Parlando al lettore come uno zio cantastorie, Kento stimola la curiosità, invita a pensare con la propria testa e pone una domanda, forse la più importante per il futuro di tutti: cosa dobbiamo fare quando una legge è ingiusta? (dalla pagina dell’editore)

Francesco KENTO Carlo (Il rapper)

Spendo più che volentieri qualche riga di questa recensione per presentare, a chi ancora non lo conoscesse, l’autore di questo libro-lettera-raccolta di racconti. Con Francesco KENTO Carlo condivido infatti il luogo di nascita e l’amore per la nostra Reggio Calabria. Un amore sincero che ama tutto perché vuole guardare davvero tutte le caleidoscopiche sfumature di questa città.

Reggio seduttrice, sfuggente, amante passionale, madre accogliente e che come nei poemi epici può subire metamorfosi mostruose e fagocitanti a causa della cattiveria degli uomini e i mali del potere.

Una città che insegna che la bellezza può salvarla e salvarci se resistiamo al comodo richiamo della disperazione – parafrasando Corrado Alvaro, altro reggino – che perseguirla sia inutile.

Domani tutta Reggio sarà bella come il Corso
O forse sarà uguale però senza questi infami
Intanto io bestemmio in mezzo ai denti e bevo un sorso
Vorrei scrivere “bella” senza aggiungere “domani”

tratta da “cinque anarchici” di Kento

Kento persegue questa bellezza da almeno 20 anni. Il suo rap militante è l’espressione artistica evidente dei valori che guidano la sua attività quotidiana. Quando insegna rap nelle carceri minorili, quando sale a bordo della Ocean Viking per portare braccia e sensibilità solidale a chi attraversa mari di sabbia e di sale, quando scrive le sue poesie, i suoi testi e anche questo libro.

Il libro

La prefazione è affidata alle riflessioni chiare e semplici dello stimabilissimo Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International e storico difensore dei diritti umani ovunque e da chiunque essi siano violati; il che non è sempre scontato come potrebbe sembrare.

Il libro si apre con una lettera da zio (Kento) al nipote. Una lettera in cui si riconosce tutta la precarietà dello sviluppo umano, cosi palese in questi tempi oscuri. Allo stesso tempo si esorta però ad “arrampicarsi sulle spalle dei giganti”, mantenendo sempre però la caratteristica fondamentale per la libertà; ovvero la capacità di pensare con la propria testa animati dallo spirito critico.

Questo intelligente espediente narrativo rende il libro un perfetto strumento pedagogico e un lascito generazionale ideale per tutt* l* ragazz* che sempre di più si stanno interessando, lottano e lotteranno per costruire un futuro diverso.. Un mondo in cui, finalmente, potremo seppellire – con il mutualismo internazionalista – anche il capitalismo neoliberista che ha continuato a soggiogare gli oppressi necrofagocitando il famoso dio, morto nelle rivoluzioni deglia anni 60′ e 70′.

Ciccio (il nonno)

Il cuore del racconto inizia con il primo dei personaggi a cui ispirarsi. Si tratta del nonno di Kento, “Ciccio”. Un diminuitivo comune per i “Francesco” di Reggio ma nonno Ciccio non è stato uno qualunque. Francesco Carlo, nato nel 1923, fu protagonista di una scelta difficilissima quando nel 1943 disertò dalla nascente Repubblica di Salò diventando uno degli internati militari italiani (IMI).  Alla fine della seconda guerra mondiale più di 650.000 soldati italiani sono stati deportati nei lager nazisti perché si sono rifiutati di combattere ancora per i regimi fascista e nazista. 50.000 di loro non sono mai tornati, tutti gli altri sono tornati con storie orribili nascoste nel cuore che non riuscivano nemmeno a raccontare. Nonno Ciccio è stato uno che è riuscito a tornare e la sua storia, per me che ritengo la diserzione l’unico valore eroico a cui un soldato dovrebbe aspirare, è particolarmente toccante. Sostenere la diserzione e parlare dei disertori è qualcosa che ritengo fondamentale. A tal proposito vi invito anche a seguire il progetto “La Libellula”.

Altri ribelli

All’interno del testo sono presenti molt* protagonist* attuali e del passato. Sono riportate le storie e gli esempi di Harriet Tubman “Minty”, Julian Assange, Giordano Bruno, Greta Thunberg, Ipazia di Alessandria, Carola Rackete e non solo. La storia di Itamar Greenberg, disertore e refusenik israeliano, è una chiosa perfetta per riconiungersi a quanto “nonno Ciccio” aveva tramandato attraverso Kento circa 140 pagine e 80 anni prima. Lo spirito del rifiuto della violenza è guidato dallo stesso principio umano e morale. Qualcosa di così naturale da essere spesso dato troppo per scontato. Qualcosa come respirare; come la vita appunto.

[…]l’opposto del soldato: dev’essere il disertore. Dev’essere l’Uomo. L’Uomo che dice «Meglio essere ucciso che uccidere. Meglio disobbedire alla patria e obbedire all’Umanità. Meglio disobbedire alla schiavitù e alla guerra e obbedire alla libertà e alla pace. Meglio essere sacrilego e in difesa della vita che religioso e in difesa della morte.[…]

tratto da “Diario di un disertore” di Bruno Misefari

Conclusione

Se siete zii, genitori, amici di amici con figli adolescenti e preadolescenti vi consiglio di leggere e donare questo libro. Kento è un bravissimo comunicatore che riesce ad essere sul palco anche tra le pagine di un libro. Il suo modo di usare il palco però è molto lontano da un piedistallo autocelebrativo. Kento cerca l’ascoltatore/lettore con la penna, gli occhi, la voce e il corpo. Una richiesta di impegno e partecipazione che vale la pena seguire.

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