Gli Huntza, la popolazione più longeva al mondo – una bufala

Questo articolo si basa su una bufala creata da J. I. Rodale nel 1948 attraverso il suo libro Healthy Hunzas.  

dal blog di https://contiandrea.wordpress.com (non più attivo) Conti Andrea 

Con questo articolo completo la tematica iniziata tramite l’articolo “Digiuno terapeutico, nutrimento per l’anima”
Tempo fa iniziai una ricerca sul popolo più longevo al mondo e scoprii dati molto interessanti.
E’ il popolo degli Huntza: questa popalazione non solo vive in media 130-140 anni ma non conosce neppure le nostre tanto temute patologie degenerative, il cancro, malattie del sistema nervoso, ecc..
Vivono al confine nord del Pakistan all’ interno di una valle sulla catena Himalayana e sono la popolazione in assoluto più longeva della terra.


La nostra èlite medica si vanta di tenere in vita i nostri anziani fino agli 80 anni e oltre. Ebbene, gli Hunza, senza ricorrere ai prodigi della nostra scienza mendica, a cento anni sono vivi, incredibilmente attivi, lavorano ancora nei campi e curano i loro figli con estrema vivacità e vitalità. Le donne Hunza sono ancora prolifiche anche oltre i novant’anni. Chiaramente per riuscire a concepire a tale età, il loro fisico è ancora piuttosto giovanile e non ha nulla a che vedere con le nostre novantenni.


Gli strumenti indiscutibilmente più utili alla loro longevità paiono essere il lungo digiuno a cui sono sottoposti ogni anno, l’alimentazione vegetariana e l’acqua alcalina presente nelle loro terre.

Digiuno e prodotti vegetali
Gli Hunza vivono infatti dei frutti della natura e soffrono anche un lungo periodo di carestia nei mesi invernali. Adottano forzatamente quello che i naturopati definiscono “digiuno terapeutico”. L’altopiano su cui vivono, in Pakistan, è un luogo in gran parte inospitale e non dà raccolto sufficiente per alimentare i 10.000 abitanti Hunza per tutto l’anno.


Coltivano orzo frumento, miglio, grano saraceno e la verdura da orto: pomodori, cavoli, spinaci, rape, piselli e avevano numerosi gli alberi di noci e albicocche, ciliegie, more, pesche, pere e melograni. Fino a marzo però, quando matura l’orzo, digiunano anche per settimane intere (fino a due mesi in semi digiuno) per poter razionare i pochi viveri rimasti in attesa del primo raccolto.


Il bello è che questa “bizzarra” consuetudine, che secondo vecchi concetti di nutrizionismo porterebbe a debolezza, morte e distruzione, al contrario nel corso degli anni ha prodotto nella popolazione straordinarie capacità di vigore.
Un Hunza può andare camminare tranquillamente per 200 km a passo spedito senza mai fermarsi.
Le forti doti di resistenza sono conosciute in tutto l’oriente, tanto che nelle spedizioni Himalayane, sono assoldati come portatori.

Il digiuno nel mondo animale
Anche in molti animali il digiuno è una cosa normale per la sopravvivenza, nei periodi di carenza di prede. In autunno gli stambecchi, camosci e cervi mangiano molto di più per accumulare grasso per l’ inverno, che a causa dell’ altitudine dove vivono, non permette l’ approvvigionamento di cibo sufficiente.

Il bello che i violenti scontri che i cervi hanno tra di loro per l’ accoppiamento e la successiva fecondazione avvengono proprio in pieno inverno, quindi praticamente a digiuno, che non compromette, anzi enfatizza le loro energie. Gli uccelli migratori mangiano a fine estate più del fabbisogno e quando partono verso i luoghi più caldi sono talmente grassi da pesare il doppio del normale. Ma durante la migrazione, che può arrivare anche a 5000 km, non si fermano mai e a fine corsa il loro perso ritorna normale.

I lupi cacciano per giorni, ma poi possono restare per settimane senza mangiare e nello stesso tempo percorrono grandi distanze per procacciare altro cibo, vivendo con il solo grasso corporeo come del resto quasi tutti i predatori. Anche i pesci digiunano, come per esempio il salmone, che nella sua famosa risalita del fiume non ingerisce nulla, nemmeno nel successivo periodo della posa delle uova. In sostanza il digiuno è una condizione che non è quindi nata da 10.000 anni, ma da milioni di anni della storia stessa dell’uomo/animali ed è per questo che apporta molti benefici.

Acqua alcalina
L’ultimo elemento fondamentale per la forza, e la longevità di questo popolo fu la composizione dell’ acqua. Dopo diversi studi emerse che l’acqua degli Hunza possedeva elevato pH (acqua alcalina), con notevole potere antiossidante ed elevato contenuto di minerali colloidali. Effettivamente come sperimentatore e ricercatore indipendente devo dire che digiunare con acqua alcalina è molto più semplice che digiunare con acqua di rubinetto o imbottigliata.

L’acidosi metabolica innescata dal digiuno prolungato viene infatti compensata e il ph rimane più stabile. Per quanto riguarda l’alimentazione ho già spiegato che l’unico frutto a mantenere il ph umano stabile è la mela rossa; nel digiuno invece ci si può aiutare bevendo acqua alcalina, acqua con argilla verde ventilata, o facendo lavaggi interni/esterni con acqua e sale integrale.


Oggi il territorio degli Huntza è stato intaccato dalla società “evoluta” e anche lì sono arrivati cibi spazzatura, farina 0 impoverita, zucchero bianco, sale sbiancato chimicamente, ecc… e con loro le prime carie, le prime problematiche cardiovascolari, i primi problemi reumatici che l’Occidente evoluto conosce bene. In pochi sono riusciti a scampare da questo inquinamento “evolutivo” evitando ogni forma di contagio con usanze e abitudini percepite ad istinto come innaturali e dannose.

Conclusioni
Ragioniamo con calma e chiediamoci se hanno senso le classiche chiacchiere da bar che sentiamo comunemente:
“Aveva 80 anni, per lo meno ha vissuto a lungo e ora ha smesso di soffrire”…
“Ormai ho 35 anni, mi devo sbrigare se voglio avere un bambino”…
“Ho superato i 40 anni, devo stare attento a non esagerare con l’attività fisica”…
“Ho 30 anni, ho le ginocchia a pezzi, dovrò smettere di giocare a pallone”, ecc…
“Signora, a 60 anni è normale pensare ad una dentiera” ……….

Esiste veramente un orologio biologico incontrovertibile nell’uomo o sono gli stili di vita errati ad accelerare il corso delle lancette?
Hanno senso le ansie di alcune donne che toccati i 30 anni iniziano già a temere di non riuscire ad avere figli “in termpo”?


E’ veramente fisiologico avere ad una certa età menopausa, andropausa, osteoporosi, artrosi, demenza senile …. ?
E’ normale lo scatenarsi di così tante patologie senili, cronico-degenerative, o al sistema nervoso?
Ciò che è normale in una società malata potrebbe essere contro natura o senza senso per un popolo consapevole.

Andrea Conti
Dottore in Fisioterapia
Università degli Studi di Roma

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12 Comments

  1. Quindi sono vegetariani, come sospettavo, io lo sono da un po di anni, spero che non mi abbia già danneggiato il consumo di carne, lo sono diventata perché ho visto la realtà di quei poveri animali negli allevamenti intensivi che atrocità devono subire, e come invece sono intelligenti, d affezione e socievoli come il che o il gatto a cui siamo abituati, in seguito mi sono informata ancora sulla salute, e ho scoperto oltre il danno la beffa, non siamo fatti per mangiare carne, per questo le malattie stanno devastando l umanità, la società ci vuole ignoranti e malati.., per controllarci meglio e guadagnarci sopra il più possibile

    • crollerebbe l’economia, allevamenti ditte farmaceutiche che ti curano una cosa per farti ammalare di altre 10. non c’è da domandarsi certe cose, questo è business a nessuno sta a cuore il destino di nessuno altrimenti non ci sarebbero guerre, differenze sociali, petrolio e industri del cibo scadente

  2. Ormai siamo consapevoli dell’indifferenza di chi ha potere nel mondo della nostra salute . Sta a ognuno di noi dare dei limiti nel come alimentarci.Ma non basta , come possiamo fuggire dall’inquinamento atmosferico,idrico etc etc.E’impossibile ……..

  3. Magari fosse così! Nel 1956 il medico John Clarke rimase con gli Hunza per venti mesi, a studiarli (forse incuriosito dalle affermazioni lette sulla stampa “controcorrente” del tempo) e curarli.
    Curarli?
    Certo! Gli Hunza in realtà soffrivano di tutto: malaria, dissenteria e altre malattie tipiche della zona…
    E per quanto riguarda l’età? Vivendo con loro Clarke si rese conto che essi attribuivano l’età in maniera molto diversa da noi: oltre agli anni biologici si sommavano anni ricavati da esperienze e saggezza, quindi ci potevano essere 50enni che asserivano d’averne novanta e così via.
    Cfr. John Clarke, 1956,”Hunza: Lost Kingdom of the Himalayas”, pubblicato da Funk & Wagnalls Company.
    Mi risulta che questo sia l’unico libro sugli Hunza scritto da chi sia stato fra loro. Né J. I. Rodale (1948, “The Healthy Hunzas”, Rodale Press, Emmaus, PA) né l’ultimo epigono Ralph Bircher (2005, “Gli Hunza: un popolo che ignorava la malattia”, Libreria Editrice Fiorentina) si sono mai scomodati ad andare sul posto a conoscere questo popolo favoloso: e ciò è più grave per il secondo, che dovrebbe essere un antropologo (con quali cognizioni di medicina non si sa), e gli antropologi sanno quanto siano distorte e inaffidabili le voci e le fonti verbali, che vanno verificate di persona.
    Fermo restando che sarei felicissimo se fosse vero. Ma non ho abbastanza denaro per andarlo a scoprire.

    • Anche se non hai abbastanza denaro per andarlo a scoprire, e ti auguro tu ne abbia tantissimo, il tuo è comunque il commento più intelligente e attento che ho letto.

    • Detto da un medico…è come credere che Cappuccetto rosso e il lupo cattivo siano esistiti davvero. Quale casa farmaceutica lo ha pagato per dire certe scemenze?

  4. John clarck era un medico…… e già la parola medico la dice tutta.
    La medicina non vuole certe cose,altrimenti crollerebbe

  5. Dottore Andrea Conti,
    la ricerca sul popolo più longevo al mondo che ha iniziato tempo fa e da cui ha tratto gli indubbiamente interessanti dati che ha scritto nel post soprastante, sono fondati anche su di una conoscenza ed osservazione diretta di quella popolazione, nel loro ambiente di vita?

    Credo sia importante saperlo, anche per evitare la illazione di “non validità” delle sue conclusioni, se non supportate da un’osservazione diretta sul posto, come avanzato dal commento del 18 agosto 2016, di Francesco, qui sopra.

    Naturalmente ci auguriamo che sia realmente come da lei scritto nell’articolo.

  6. Ma è una bufala…! Il popolo esiste ma non vivono più degli altri uomini, e lo si direbbe ai 4 venti se una donna di anche 80 anni partorisse, per di più naturalmente… e nelle foto li mostrano sempre anziani. Boh, ci avevo creduto anche io

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